Testimonianze di viaggio

Icona testimonianze

Le testimonianze dell’affido e dell’accoglienza sono importanti per capire meglio di cosa si tratta e che cosa comportano. Queste storie sono preziose e molto diverse tra di loro.
Sono storie che raccontano di bambini, adolescenti, famiglie, mamme, papà…
Tante persone che con l’affido sono cresciute e che hanno imparato che l’accoglienza è un moltiplicatore di emozioni e sensazioni. Per chi si vuole avvicinare all’affido, conoscere le esperienze concrete, può aiutare a capire meglio cosa vuol dire fare affido e accoglienza. Storie vere (c’è stato solo un intervento sui nomi per motivi di privacy) come veri sono gli effetti che sono stati generati sulle vite di tutte queste persone.

Una nuova testimonianza di viaggio: la “STORIA DI BENE” di Domenica e della sua famiglia

Guarda il Video dal programma “Storie di Bene”  

condotto da Clara Camplani

Storie di Bene, il racconto dei protagonisti che hanno donato o ricevuto bene, perché fare del bene fa bene.


Dal noto programma di Teletutto “Storie di Bene”, puntata dedicata all’affido e all’accoglienza.

Testimonianza realizzata in collaborazione con il Coordinamento Famiglie Affidatarie – CFA

I protagonisti della storia:

Minore in affido: Andrea 10 anni;
Famiglia affidataria: Domenica, Pietro ed Emanuele figlio naturale;
La rete di supporto: l’associazione, i gruppi di autoaiuto, i servizi sociali, la comunità.

Ho sempre pensato che non v’è nessuna felicità maggiore di quella della famiglia. 

Dostoevskij


Storia del mese di marzo: UN ASSAGGIO NUOVO… L’AFFIDO LEGGERO!

I protagonisti della storia:

Minori in affido: 2 bambine di 5 anni;
Famiglie affidatarie: Emanuela e Letizia mamme neo affidatarie part-time;
La rete di supporto: i servizi sociali, la comunità.


Ci siamo approcciate con “paura” all’affido leggero come è stato concepito dal Servizio Affido del nostro territorio. Abbiamo partecipato ad un incontro formativo proseguito poi con un colloquio con l’assistente sociale ideatrice e divulgatrice passionale del progetto.

È arrivata la telefonata: c’è una bambina di 5 anni che necessita di stare all’aria aperta, avere nuovi stimoli… ed ecco che tutto avviene.

Siamo due ragazze single che non hanno avuto figli. La breve esperienza vissuta e attualmente in corso, è per entrambe molto interessante e ricca di emozioni.

Consigliamo a tutte le single o a chi è “solo” di avvicinarsi a questo mondo con fiducia. La gratitudine di un bambino/a quando gioca liberamente, quando segue un adulto in una banale azione quotidiana, il sorriso di quando assaggia un cibo gradito o la curiosità di quando prova un’emozione, rappresenta per noi un dono ed una emozione ineguagliabile.

Potremmo osare con una battuta… che l’affido è reciproco!

Certamente poi c’è il resto del mondo con il quale bisogna mediare…ma questa è un’altra storia.

“Con i bimbi capirsi è semplice.

Quando ti prendono per mano, hanno già scelto di fidarsi di te.”

Anonimo


Storia del mese di gennaio: Natale a casa Tabarello

I protagonisti della storia:

Famiglia naturale: la mamma Emy, ragazza del Ghana, giunta in Italia ospite di una famiglia di parenti;
Minore in affido: Paolo, nato quando Emy aveva 16 anni;
Famiglia affidataria: Maria, vedova di 60 anni, che convive con la propria madre, Esterina, di 83 anni;
La rete di supporto: i servizi sociali, le famiglie solidali.


Mi presento, sono Maria Tabarello. Ho fatto tante esperienze di affido quando era ancora vivo mio marito ed anche dopo, ma in occasione del Natale voglio raccontare la storia di Emy, di Paolo, di un affido particolare, di mia mamma e del suo ultimo anno di vita.

I genitori di Emy, quando lei ha compiuto 14 anni l’hanno inviata in Italia, da parenti, sperando di darle un futuro migliore.

Lei mi ha raccontato che invece si é sentita sempre trattata come una serva, da questi parenti.

Quando è rimasta incinta di un suo connazionale più grande di lei, la famiglia che la ospitava l’ha cacciata di casa, ed Emy ha cominciato a girovagare; la polizia di Milano, dove era andata per cercare il padre di Paolo, l’ha trovata per strada ed inserita in una comunità per madri con bambini.

Lì ha partorito ed è rimasta fino a che Paolo non ha avuto quasi un anno, ma si sentiva troppo isolata, stretta nelle regole e nel non poter uscire.

L’assistente sociale con cui collaboro da tanti anni mi ha chiesto se volevo provare a fare un affido diverso, occupandomi di una mamma col suo bambino.

Ho pensato “perché no?” certo, la fatica sarebbe stata doppia, un’adolescente da aiutare a fare la mamma, un bambino piccolo… Pero’ sono un’ottimista, ed ho pensato che una ragazza che deve occuparsi di un bambino avrebbe avuto meno grilli per la testa delle sue coetanee e con un bambino piccolo, da sola, non ce l’avrei fatta, ma Paolo aveva la sua mamma …

Ne ho parlato con mia madre, che in quegli anni cominciava ad essere meno autonoma. Lei era abituata alle mie esperienze di affido, pero’ mi ha fatto qualche obiezione sul fatto che fossero stranieri.

Emy si è dimostrata una brava mamma, anche se inesperta, ma il rapporto con lei è stato difficile all’inizio.

Solo col tempo, aiutate dall’assistente sociale, abbiamo superato tante difficoltà: io ho capito che lei aveva paura di essere di nuovo ospitata solo per fare la serva, Emy ha capito che se voleva stare in una famiglia e non in una comunità, doveva cercare anche lei di “creare un clima familiare”.

Paolo invece ha subito rallegrato tutti, simpatico, sereno, sempre sorridente.

Dopo la maggiore età Emy è andata a vivere col padre di Paolo, lontano da dove abito, ha avuto altri 2 bambini, mi chiama sempre per avere consigli, sono l’unico punto di riferimento che ha in Italia, e quando può viene a trovarmi.

Quando se ne sono andati abbiamo sofferto tanto, io e mia mamma, ma sapevamo che era giusto così.

Nel primo Natale in cui non erano con noi, ma che sono venuti a trovarci, nell’ultimo anno di vita di mia mamma, lei mi ha detto: “non pensavo, alla mia età, di affezionarmi così tanto ad un bambino di colore”

Ecco Paolo è stato il Gesù bambino dell’ultimo Natale di Esterina, a cui aveva allietato e intenerito la vecchiaia.

Io ho chiesto in seguito all’assistente sociale di propormi di nuovo qualche esperienza di affido di madri con bambini, perché ho capito di essere adatta a questo tipo di esperienza, da cui ho ricevuto molto.

“Tre cose ci  sono rimaste del Paradiso: le stelle, i fiori ed i bambini.”

Dante


Storia del mese di dicembre: APPARTENERSI

I protagonisti della storia:

Famiglia Naturale: mamma Irene 37 anni e papà Giacomo 42 separati
Minori in affido: Luca 7 anni e Paola 6 anni
Famiglie affidatarie: Marco e Adriana e figli (famiglia di Luca)
Massimo e Donatella e figli (famiglia di Paola)
Rete: Servizi sociali, educatrice, colleghi, scuola, territorio


Ciao, sono Irene, ho 37 anni e due figli in affido di 7 e 6 anni. Sono andati in affido molto presto, avevano poco più e poco meno di un anno. Era luglio del 2010, un lunedì. Ricordo molto bene quel giorno, ho fatto perfino una foto.
Il tempo era bello, ma non per me, io e Luca eravamo tristi: eravamo in comunità e aspettavamo l’arrivo degli affidatari. Io sapevo che il giorno dopo sarei dovuta andare in una casa famiglia per mamme con bambini…a me però li avevano appena tolti.

Son stati anni difficili, non avevo una famiglia, non avevo un lavoro, non avevo una casa. Vedevo i miei bambini in incontri protetti prima una volta al mese e con il tempo siamo arrivati a una volta a settimana, a volte anche in presenza del loro papà.
In questi anni sono cambiata tanto, ho lavorato tanto su di me, ho fatto degli sbagli ma sono riuscita a migliorare. Per un periodo ho addirittura vissuto per strada, sui treni. Poi nel 2011 ho conosciuto il nuovo servizio sociale e mi è stata data una nuova possibilità; i servizi hanno visto e riconosciuto i miei sforzi e hanno avuto fiducia in me.

Oggi ho una casa e un lavoro e posso incontrare i miei bambini tutte le settimane, a volte anche senza l’educatrice. Qualche volta sono venuti a casa mia, ed è stato magico. Oggi i bambini sono più legati a me, penso che questo sia dovuto al fatto che mi hanno permesso di stare di più con loro così Luca e Paola mi hanno conosciuta meglio ed io sto imparando cosa vuol dire occuparsi di loro.
A settembre ho chiesto di poterli accompagnare a scuola per il loro primo giorno, e me lo hanno accordato!!! E’ stato emozionante!!! Quando sono arrivata a casa a prenderli è stato come rinascere. Non avevo mai visto dove abitassero e dove fossero cresciuti fino a quel momento.
Sono uscita di casa all’alba, con la paura di perdere il treno. Mi sentivo con le ali.
Luca non sapeva nulla, e quando sono arrivata mi si è lanciato nelle braccia.
Con Adriana, la sua affidataria, è stato bello, mi son sentita accolta e come se fossi a casa mia. Ma è davvero così, perché lì c’è un pezzo della mia vita. Poi sono andata a scuola e c’erano tutti i compagni e le maestre, e Luca mi ha fatto conoscere tutti, anche le maestre. Adriana mi ha detto che se volevo potevo andare a prenderlo all’uscita alle 12.30, e nel frattempo sono stata con lei. Mi ha raccontato di Luca, dal primo giorno che era da loro, ho pranzato con loro. C’era una bella atmosfera. Luca ha voluto farmi vedere tutta la casa, e poi abbiamo guardato un cartone animato… mi si è accoccolato addosso… è stato meglio che fare 13!!
Quando sono andata via ero triste, ma non potevo far vedere nulla; un po’ ho rivissuto il distacco di quel giorno in comunità.
Anche con Paola è stato bello… non sapeva che andassi e quando mi ha vista mi guardava ma sembrava non capire. Siamo andati a scuola e le maestre ci hanno aperto la porta e io l’ho accompagnata fino in classe: ho visto il suo banco e ora posso immaginarmi dove sta lei tutto il giorno.

Mi sento rinata, sono tranquilla perché ho visto che i miei bambini sono comunque legati a me e so che stanno bene.
Ora so che le cose possono cambiare. Quel lunedì di luglio credevo che li avrei persi per sempre. Invece nel tempo mi sono accorta che li ho ritrovati, e li sento sempre più legati a me. Le due famiglie che sembrava me li stessero strappando invece hanno fatto la loro parte per rendermi importante agli occhi di miei figli, e io ho scoperto che quelle famiglie sono anche mie.

“Ci sono due lasciti inesauribili che dobbiamo sperare di trasmettere ai nostri figli: le radici e le ali.”
H.Carter


Storia del mese di novembre: ACCOGLIERE E RI-ACCOGLIERE

I protagonisti della storia
Famiglia naturale: Rosa, mamma di 45 anni, Franco marito della signora, patrigno di Francesco.
Minore in affido: Francesco, di 16 anni.
Famiglia affidataria: Cristina 50 anni e Daniele 55 anni, altri figli affidatari Alessandro 22 anni e Mattia di 24 anni.
Le reti: il servizio tutela minori, un’associazione che riunisce delle famiglie affidatarie, l’istituto comprensivo.


La storia di Francesco è una storia traumatica basti pensare che all’età di 9 anni è stato allontanato dalla propria famiglia d’origine, dopo essere stato abusato per diverso tempo da una persona esterna alla famiglia all’insaputa della mamma.

Francesco dopo l’allontanamento è stato accolto in una comunità per minori, all’interno della quale è riuscito a trovare una rispondenza ai suoi bisogni e a trovare uno spazio per affrontare il suo vissuto traumatico. A quel punto del percorso è stato importante per lui sperimentare una realtà familiare che lo supportasse e che lo facesse sentire amato e accolto anche con le sue fragilità e il suo vissuto faticoso.

La famiglia di Cristina e Daniele è stata adeguata per Francesco grazie alla semplicità, la stabilità e l’alto grado di empatia con cui l’ha accolto.

L’affido per Francesco è riuscito ad essere un’esperienza positiva anche grazie alla capacità della mamma di capire che per lui era importante fare un pezzo di strada con un’altra famiglia accanto, pur non condividendo tale scelta.

Dopo sette anni di affido si è potuto osservare una progressiva maturazione di Francesco che lo ha portato oggi ad essere un adolescente che vive pienamente la propria età e momento evolutivo con discreta serenità ed equilibrio.

Francesco oggi è rientrato nella propria famiglia d’origine che nel tempo è riuscita ricreare una condizione familiare adeguata a riaccoglierlo e a costruire con gli affidatari una relazione di reciproco rispetto e collaborazione.

“Anche se il timore avrà sempre più argomenti, tu scegli sempre la speranza”
Seneca


Storia del mese di ottobre: NESSUNO SCHEMA PRECONFEZIONATO

I protagonisti della storia
Famiglia naturale: Alla, 35 anni, madre single
Minore in affido: Fallou, 7 anni
Famiglia affidataria: Alessandro, 41 anni – Mara, 38 anni – Achille, 7 anni – Benedetta, 5 anni –
Francesca, 4 anni
Le reti: la famiglia naturale, la famiglia affidataria, l’assistente sociale, la scuola elementare, l’oratorio, il gruppo di famiglie affidatarie.


Fin da piccola ho sempre avuto in testa l’idea che avrei adottato uno o più bambini: adoravo l’idea di poter accogliere qualcuno che non aveva avuto la mia stessa fortuna, crescere in una bella e sana famiglia.
Mi sono sposata, nel giro di qualche anno abbiamo avuto tre bambini e, pochi mesi dopo la nascita della terza figlia, ho capito che era il momento di iniziare a tirar fuori dal cassetto il desiderio di aiutare qualcuno concretamente. Una mattina io e mio marito decidiamo di rivolgerci all’assistente sociale del nostro comune per avere informazioni su chi contattare per iniziare un percorso di adozione e invece l’assistente
sociale ci dice: “Ma non avete mai sentito parlare di affido famigliare? Perché non andate a sentire di cosa si tratta? Proprio in queste sere parte nel comune vicino un corso di “formazione” sull’affido e credo che la cosa vi entusiasmerà”.
Non conoscevamo l’affido famigliare, ma si sa la vita è foriera di sorprese e la nostra avventura nel mondo dell’affido è iniziata proprio così: dopo un periodo di formazione, eccoci finalmente pronti ad accogliere qualcuno.
E’ passato poco più di un anno prima che arrivasse la chiamata tanto attesa, ma del resto non è sempre facile abbinare un minore ad una famiglia.
Ci veniva proposto un affido consensuale: una giovane mamma senegalese, Alla, doveva recarsi per alcuni mesi in un’altra regione per motivi di lavoro e non poteva portare con se il bambino e così, non avendo una rete parentale a cui affidare il minore, ha pensato di rivolgersi al servizio sociale per chiedere aiuto e il servizio gli ha proposto l’affido temporaneo. L’affido si sarebbe concluso entro qualche mese, appena la mamma si fosse sistemata definitivamente Fallou – questo il nome del bambino – l’avrebbe raggiunta e
avrebbe ricominciato una nuova vita con lei.
E così Fallou è arrivato da noi a fine aprile: eravamo tutti elettrizzati dall’inizio di questa nuova avventura. Nostro figlio Achille poi non vedeva l’ora di avere un compagno di giochi maschio in casa. Nei primi giorni tutto è stato idilliaco, poi ecco arrivare le prime difficoltà e non per Fallou, che in casa e in famiglia si era integrato benissimo, ma proprio per Achille che, dopo i primi giorni di entusiasmo, si era reso conto di dover dividere la camera, la scuola, i giochi, il tempo libero con qualcun’altro e nel giro di pochi giorni ha
iniziato a manifestare un vero stato d’insofferenza. Sono trascorse alcune settimane veramente difficili da gestire, dove di giorno chiamavamo psicologa e assistenti sociali per capire cosa era più giusto fare e la sera chiamavamo le altre famiglie affidatarie per confrontarci e avere consigli su come gestire la situazione.
Abbiamo anche pensato di mollare: non potevamo mettere a rischio l’equilibrio della nostra famiglia e dei nostri bambini che iniziavano a farci domande precise sull’affido e sembravano non capire bene di cosa si trattasse. Poi ecco la svolta: nel primo fine settimana in cui Fallou deve rivedere la mamma e stare con lei per alcuni giorni, chiede ad Achille di accompagnarlo nel luogo dove vive. Achille accompagna con mio marito il bambino ed ecco che si ritrovano davanti ad un garage: questo è il luogo dove ha vissuto fino a qualche settimane prima il nostro nuovo amico. Achille ora ha “toccato con mano” il disagio e le difficoltà
da cui proviene Fallou, che ha voluto mostrargli il suo mondo: questa è stata una grande lezione di vita per tutti noi.
Da quel giorno le cose hanno iniziato ad andare decisamente meglio e Fallou ha terminato il suo primo anno scolastico circondato dall’affetto della nostra piccola scuola di montagna, si è avvicinato al mondo dell’oratorio e della parrocchia e ha trascorso un’estate come mai aveva avuto: un’estate di giochi e divertimenti sani in famiglia.
Ecco però che, a fine luglio, Alla chiede di poter tenere il bambino con sé per alcuni giorni, ma quando poi è il giorno di riportare il bambino, sparisce. Trascorrono alcuni giorni frenetici, fatti di un susseguirsi di pensieri, congetture, ipotesi, giorni che sembrano interminabili cercando di rintracciare Alla e Fallou, chiamandola mille volte al telefono senza avere una risposta, chiamando i servizi sociali per sapere cosa fare e poi cercando di mantenere la calma di fronte ai nostri figli.
Dopo qualche giorno di silenzio e preoccupazioni riceviamo una telefonata proprio da Alla, una telefonata in cui ci dice di aver perso il lavoro e di aver deciso di partire e portare con sé Fallou, una telefonata con dei toni anche abbastanza accesi: da una parte la nostra preoccupazione sulla sorte del bambino (e anche sulla sua sorte di giovane donna in un paese straniero), dalla sua parte lo stato di disagio e forse anche le preoccupazioni legate a situazioni di vita difficoltose.
La nostra famiglia non si è scoraggiata e nemmeno demotivata e questa storia ha arricchito il nostro bagaglio di vita. Pensiamo spesso a Fallou e anche i bambini lo nominano talvolta e chiedono di rivederlo, ma non lo abbiamo mai più sentito.
Questa conclusione così brusca e improvvisa è stata difficile da accettare sia per noi che per i nostri figli, ma nell’affido ogni momento ti invita a riflettere e a pensare diversamente da prima; a trovare una soluzione alla situazione che ti si pone innanzi, a stare calmi nonostante tutto, a non perdere di vista che stai aiutando qualcuno, a lasciarsi un po’ andare e a non irrigidirsi in schemi preconfezionati e non è facile visto che ne abbiamo così tanti.

“Ogni famiglia ha un segreto, e il segreto è che non è come le altre famiglie”

(Alan Bennett)


Storia del mese di giugno: LA GIOIA DEL DARE

I protagonisti della storia
Famiglia naturale: Sara, 38 anni
Minori in affido: Paola, 16 anni – Monica, 12 anni
Famiglia affidataria: Giulia, 48 anni – Marco, 51 anni
Le reti: la famiglia naturale, la famiglia affidataria, l’assistente sociale, il parroco ed i volontari dell’oratorio, il gruppo di famiglie affidatarie, la banda musicale, il tribunale dei minorenni.


Siamo sposati da quasi ventidue anni anni e da sei anni viviamo la bella e travolgente esperienza dell’affido familiare: la nostra prima figlia in affido, ora adolescente, non è più a casa con noi, ma la sentiamo con regolarità e la aiutiamo per quanto possiamo. Con noi c’è da più di quattro anni la nostra seconda bimba, arrivata all’età di quasi otto anni, una piccoletta magrissima, con due grandi occhi e i corti capelli drittissimi, desiderosa di tanti baci e lunghi abbracci (anche ora che è più grande!).

La bimba di allora è cresciuta, è una ragazzina allegra e solare, si è affezionata molto a noi e a tutta la famiglia. La sua mamma naturale ha fiducia in noi ed abbiamo instaurato con lei un buon rapporto: la sua fragilità non le permette di allevare la figlia e, anche se a volte se ne rammarica, è comunque contenta che la sua bambina abbia trovato un porto sicuro e tranquillo dove crescere.

Vede la figlia ogni quindici giorni: gli incontri si svolgono in un’atmosfera tranquilla e cordiale.

Noi viviamo la quotidianità come tante altre famiglie: le nostre giornate sono piene di impegni suddivisi tra casa, lavoro, scuola, compiti, catechismo, attività proposte dall’oratorio e dalla banda musicale. Nei confronti di nostra figlia ci siamo impegnati come famiglia (compresi i nostri rispettivi genitori, nonni a tutti gli effetti) a darle la tranquillità e la serenità di cui ha davvero necessità. Lei è cambiata nel tempo, è più calma, matura e riflessiva, sorride molto, è meno pensierosa ed imbronciata, riesce a vivere meglio anche l’incontro con la mamma, dalla quale è meno dipendente che in passato. In questi anni abbiamo maturato pian piano l’idea dell’affido grazie ad alcuni carissimi amici, un’assistente sociale ed una giovane coppia, che ci hanno fatto capire il senso profondo di una genitorialità estesa oltre i legami naturali e il valore dell’accoglienza di una storia che include la presenza delle famiglie di origine dei minori.

Gli affidatari sono persone normalissime che si mettono in gioco per crescere insieme ai loro figli, giunti da realtà diverse, dolorose, complicate, ragazzi di ogni età desiderosi di affetto, comprensione e vicinanza.

Dare affetto è la cosa più importante, confidando che la Provvidenza ci aiuti a “fare il resto” nella convinzione che la crescita dei figli, affidati o naturali, non è solo opera nostra, ma anche di chi ce li ha donati e ha favorito il nostro incontro con loro dal giorno nel quale le nostre vite sono cambiate.

A livello zonale da anni c’è un gruppo di famiglie affidatarie, del quale facciamo parte, che si incontra una volta al mese, alla presenza di un’assistente sociale, per raccontarsi le rispettive esperienze, dare e ricevere consigli e riflettere sulla realtà dell’affido nella quale sono coinvolti i minori, la famiglia affidataria, la famiglia di origine, i servizi sociali, i tribunali per i minorenni.

A noi piace molto ritrovarci insieme a queste famiglie e, con alcune di loro, abbiamo partecipato a qualche serata di sensibilizzazione all’affido familiare organizzata dai nostri servizi sociali di zona.

Desideriamo ringraziare queste famiglie e le molte altre famiglie nostre amiche e conoscenti, che ci hanno sostenuto e ci supportano in questa avventura: anche attraverso il loro aiuto concreto e la simpatia con la quale ci accompagnano sentiamo su di noi la mano provvidente di Dio.

“Vi è più gioia nel dare che nel ricevere” (Atti 20, 34-35)


Storia del mese di marzo: “Un viaggio in salita”

I protagonisti della storia
Famiglia naturale: Rosanna, 40 anni – Giuseppe, 42 anni
Minore in affido: Margherita – 10 anni
Famiglia affidataria: Roberto, 50 anni – Michela, 45 anni – Sonia, 15 anni
Le reti: la famiglia naturale, la famiglia affidataria, l’Assistente Sociale e la Psicologa del Servizio Tutela Minori, l’Assistente Sociale del Servizio Sociale di base, i docenti della scuola, il Parroco ed i Volontari dell’Oratorio.


Margherita ha dieci anni e, da quasi quattro, è in affido presso la famiglia di Roberto e Michela.

I genitori di Margherita, Rosanna e Giuseppe, sono separati da circa due anni ed abitano in due Comuni molto distanti tra loro. Margherita ha vissuto anni difficili: i genitori, entrambi tossicodipendenti, faticavano ad occuparsi di lei, lasciandola spesso sola in casa. Per loro accettare il progetto di affido consensuale a favore di Margherita non è stato facile ma, grazie al supporto dei servizi e di Roberto e Michela, hanno accettato tale proposta che ha permesso loro anche di lavorare sulle difficoltà presenti.

L’inserimento di Margherita nella famiglia affidataria è avvenuto gradualmente: Roberto e Michela, infatti, conoscevano e supportavano  da tempo i genitori di Margherita, essendo loro vicini di casa.

Per Margherita il passaggio dalla propria famiglia naturale a quella affidataria è avvenuto abbastanza serenamente, anche se la malinconia di non aver accanto a sé mamma e papà talvolta si faceva sentire. In questo senso, l’aiuto di Sonia è stato fondamentale: le due ragazze, infatti, hanno da subito creato un buon legame che ha permesso a Margherita di sentirsi accolta e parte integrante della famiglia affidataria.

Altresì, il supporto degli insegnanti di Margherita e dei volontari dell’Oratorio che frequenta regolarmente da diversi anni, le ha permesso di vivere questa situazione trovando punti di riferimento stabili cui appoggiarsi nei momenti di maggiore difficoltà.

Attualmente, Margherita continua a vivere presso la famiglia affidataria, incontrando regolarmente i genitori in incontri liberi. Rosanna e Giuseppe sono riusciti a prendere in mano le proprie difficoltà, accettando di essere seguiti dal Servizio Sociale per le loro problematiche personali e di tossicodipendenza. Entrambi concordano circa la prosecuzione del progetto di affido che verrà a breve formalizzato presso il Tribunale per i Minorenni, riconoscendo come tale intervento rappresenti un’opportunità importante sia per Margherita che per loro.

Il buon rapporto tra i genitori naturali e la famiglia affidataria ha senz’altro contribuito ad affrontare il percorso di affido nel modo migliore possibile, pur dinanzi a periodi molto faticosi, consentendo a Margherita sia di vivere in un contesto stabile che di mantenere il rapporto con i propri genitori.

 

Le radici sono importanti nella vita di un uomo, ma noi uomini abbiamo le gambe, non le radici,

e le gambe sono fatte per andare altrove.

(Pino Cacucci)


Storia del mese di febbraio: “Si Parte…Si Arriva…Insieme”

I protagonisti della storia
Famiglia naturale: mamma Maria anni 48, papà assente
Minore in affido: Giorgia, 13 anni.
Famiglia affidataria: mamma Sara anni 48, papà Mauro anni 50, i loro 3 figli naturali (Andrea 14 anni, Luca 12, Marco 10)
Le reti: il Servizio Affidi, la scuola, il territorio.


Maria viene ricoverata, due anni fa, in una struttura psichiatrica per uno scompenso causato da abuso alcoolico.
Tornata a casa appare evidente la sua fragilità e il bisogno di prendersi del tempo per ritrovare un proprio equilibrio.
I nonni e gli zii non sono nella condizione di accogliere la nipote e il padre non è mai stato presente nella vita di Giorgia.
La ricerca di una famiglia affidataria ci porta da Sara e Mauro, che avevano già sperimentato per breve tempo una esperienza di affido.
Pur consapevoli delle possibili difficoltà nell’inserire Giorgia in un nucleo familiare con figli naturali coetanei e di sesso maschile, le motivazioni e l’ entusiasmo della coppia hanno convinto anche gli operatori più scettici.

Si Parte

L’inserimento appare da subito positivo, si instaura un buon rapporto sia con la coppia affidataria che con i figli della stessa.
La rete sociale le permette nuove amicizie e un ottimo ingresso a scuola.
Il fatto di essere l’ unica “figlia” femmina ha evitato le possibili gelosie e i conflitti con i tre figli della coppia e la famiglia stessa si è sperimentata in un nuovo ruolo, in particolare Mauro ha da subito instaurato un legame affettivo profondo con Giorgia.
Nel corso dei colloqui con gli operatori emerge quanto Giorgia si senta parte del nucleo, riferendo all’Assistente sociale “…Sara e Mauro ci tengono molto ai voti, ci dicono sempre che vorrebbero che tutti andassimo  all’università..”.
Fondamentale è stata anche la collaborazione da parte della famiglia di origine: la mamma, la nonna e gli zii di Giorgia hanno sempre sostenuto e rimandato positivamente gli interventi degli affidatari creando una buona relazione di fiducia.

Si Arriva…

Giorgia, a distanza di due anni, rientrerà a giugno nel nucleo d’origine, dopo la conclusione del ciclo scolastico delle scuole secondarie di primo grado. La madre ha fatto un buon percorso personale, riconosce che “Giorgia è cambiata perché io sono cambiata”, consapevole dell’aiuto ricevuto dalla figlia da parte della famiglia affidataria.
A settembre inizierà le superiori e la sua richiesta è quella di “capovolgere” il calendario: prima incontrava la mamma ogni due settimane nel week end, adesso chiede di poter fare il contrario, si recherà ogni due fine settimana dagli affidatari volendo mantenere con loro una relazione stabile e duratura.

Si sopravvive di ciò che si riceve, ma si vive di ciò che si dona.
(Carl Gustav Jung)


Storia del mese di febbraio: L’Affido…questione di Fiducia

I protagonisti della storia
Famiglia naturale: Gianni 38 anni e Lidia 35 anni.
Minore in affido: Nicola 13 anni.
Famiglia affidataria: Laura 45 anni e Franco 46 anni, senza figli.
Le reti: il Servizio Affidi, la scuola, il territorio.


Laura e Franco sono arrivati al servizio affidi per il percorso di avvicinamento all’affidamento familiare convinti di dare la propria disponibilità per accogliere un bambino piccolo, seguendo la logica del vecchio adagio “figli piccoli, problemi piccoli…figli grandi problemi grandi”.

Dagli elementi emersi nella fase di conoscenza, a noi operatori sembrava più adatto però, il quel momento e per quello che avevano portato come coppia, l’abbinamento con un adolescente.
Quando è arrivata la richiesta di trovare una famiglia adatta al progetto di affido per Nicola il nostro pensiero è andato quindi subito a Laura e Franco: al “fresco sorriso di Laura” e al “serio e determinato” sguardo di Franco.
Quando abbiamo fatto la proposta alla coppia Franco ci ha guardati con occhi confusi quasi a dire “forse non siamo stati chiari??” …. dopo un approfondito confronto sulle motivazioni della nostra proposta, Laura e Franco hanno deciso di fidarsi di noi e, dopo poche settimane, è iniziata la conoscenza con il mondo di Nicola.
A distanza di un anno ecco cosa dicono i protagonisti di questa storia.

ASPETTAVAMO UN CUCCIOLO ED È ARRIVATO UN PICCOLO UOMO …
Ci chiamiamo Laura e Franco, conviventi da più anni, un giorno per caso, coinvolti da un’amica, abbiamo deciso di intraprendere il percorso dell’affido.
Iniziamo cosi l’iter dell’affido, con la promessa fra di noi, che nel momento in cui non ci fossimo sentiti di poterlo portare avanti, con tutta onestà, ci saremmo ritirati. Ammettiamo che inizialmente l’idea di condividere l’educazione del bambino affidato con un sacco di altra gente: psicologi, assistenti sociali, ecc…, ci sembrava una “rottura”, nonché l’idea di avere a che fare con la famiglia di origine del bambino. Ma se inizialmente, gli “addetti ai lavori”, ci potevano apparire un fastidio, man mano nel percorso ci rendevamo conto che rappresentavano una risorsa!
Finito l’iter di conoscenza, non ci rimaneva che l’attesa dell’abbinamento.
Inutile dire i pensieri che ci affollavano la mente! inizialmente ci immaginavamo un bambino ed invece ci siamo ritrovati un adolescente di 13 anni. Per noi, mai stati genitori, questa proposta era bizzarra …. non è che ci garbasse molto! Ma conosciuta la sua storia, non ci siamo sentiti di “abbandonarlo”. E cosi siamo andati ad incontrarlo! Descrivere quel momento…non è come viverlo! L’inserimento è stato graduale: prima l’incontro di 2 ore, poi la prima volta a casa nostra un pomeriggio, poi un week end, e poi…eccolo a casa con noi! Noi in imbarazzo, col desiderio di piacergli, lui timido e con altrettanti timori. Tutto quello che ci si aspettava non è stato…e quello che non avevamo messo in conto…si! Pensavamo di trovare un ragazzino molto provato, arrabbiato con il mondo, con dei lati oscuro
Un po’ provato lo era, ma era al tempo stesso solare, e con tanto bisogno di affetto!
A distanza di un anno, possiamo dire di aver avuto gli stessi problemi che hanno nostri amici con i propri figli … Forse la difficoltà maggiore è stata trovare un equilibrio fra noi, come coppia, e poi trovare la giusta “dose” di severità e affettuosità.
In questo momento siamo molto sereni , fare del bene fa star bene anche a noi.
QUELL’ADOLESCENTE … SONO PROPRIO IO
Ciao,
io sono Nicola, quel ragazzino che Laura e Franco avevano paura di incontrare.
A 11 anni sono stato allontanato dai miei genitori e, per alcuni mesi, sono stato seguito da una zia. Poi sono stato inserito per un anno e mezzo in una casa famiglia.
Quando ho conosciuto Laura e Franco, ho cambiato l’ennesima scuola e trovato tanti amici nuovi, dei buoni professori e finalmente una buona famiglia. Sto frequentando la scuola che mi piace e cerco di impegnarmi il più possibile (anche se studiare non mi piace per niente).
Attualmente vedo mio papà ogni 15 giorni mentre, per ora, preferisco non vedere mia mamma.
Ora con loro mi trovo bene, ma all’inizio con Franco non è stato proprio così, la sua severità mi stava “stretta”. Laura invece si è mostrata sempre disponibile e buona, a volte si arrabbia per delle sciocchezze ma alla fine andiamo molto d’accordo.
Sono finalmente sereno.

Non ci può essere amore dove non c’è fiducia
Edith Hamilton


Storia del mese di gennaio: Tutto può succedere

I protagonisti della storia
Famiglia naturale: mamma Carola anni 47, papà Armando anni 52, un fratello più piccolo, Paolo
anni 7.
Minore in affido: Alberto anni 9.
Famiglia affidataria: mamma Silvia anni 45, papà Mirco anni 48, i loro otto figli naturali dai 24 ai 7 anni e Stefano, di anni 16, in affido da un anno e mezzo.
Le reti: l’Istituto con i suoi professionisti, la scuola, le famiglie affidatarie del servizio affidi.


Mi chiamo Paolo, ho sette anni compiuti e, fino ad un anno e mezzo fa, mio fratello Alberto ed io
abitavamo ancora a casa nostra con mamma e papà.
La mamma però era sempre triste e si alzava dal letto solo per pulire la casa.
Papà decideva tutto da solo, mi portava a scuola e accompagnava mio fratello a fare tutte le visite
con un sacco di dottori.
Sì perchè lui non parla, sa solo urlare, si fissa sempre sulle cose e non é come me e nemmeno
come gli altri bambini della sua età.
Mi ricordo che quando eravamo a casa nostra, Alberto stava delle ore alla finestra a guardare le
macchine che passavano sulla strada oppure dondolava sulla sedia battendo due dita della mano
sul bordo del tavolo, senza dire una parola e poteva andare avanti così senza fermarsi mai…
mamma e papà non gli dicevano mai niente perché così stava buono e io lo guardavo e mi
chiedevo che cosa stava pensando, ma, se mi avvicinavo, lui incominciava a gridare.
Per questo adesso Alberto abita in una casa speciale, insieme a tanti altri bambini, dove ci sono
dei maestri che gli insegnano a parlare, gli fanno fare tante cose diverse e riescono a capire di che
cosa ha bisogno anche quando lui non dice niente.
Il sabato e la domenica e nei periodi di vacanza, mi ha detto la Daniela che da qualche settimana
Alberto va a casa di una famiglia che ha conosciuto lei, che ha tanti figli e che lo va a prendere
perchè anche a lui, come a me, piace stare tutti insieme e fare le cose normali di tutti i giorni, come
mangiare la torta che prepara la mamma, giocare a pallone e farsi fare un sacco di coccole.
Alberto però non è in affido tutta la settimana nella stessa famiglia come me, ma ci sta di meno e
quindi la Daniela, che è la mia assistente sociale, dice che gli ci vuole più tempo per conoscerla e
per fidarsi.
Però dice anche che sono bravi, che hanno la pazienza e che gli vogliono già bene anche se si
conoscono da poco. Io non ci credevo quando la Daniela mi diceva che forse aveva trovato una
famiglia speciale per Alberto, ma lei continuava a ripetermi che “tutto può succedere”…
Io sono contento che anche per Alberto c’è una famiglia che lo vuole e spero che non si stanchino
di mio fratello perchè, anche se non parla non é per niente scemo e di sicuro sta bene con Carola,
Armando e tutti i figli, perchè quando deve andare via da casa loro, mi ha detto la Daniela che urla
e piange per tutto il viaggio.
La mamma e il papà li vediamo una volta ogni quindici giorni per un’ora soltanto, dentro una
stanza con dei giochi in cui c’é anche una signora che sta lì insieme a noi tutto il tempo. Certe
volte invece c’é la Daniela al posto della signora e io sono contento perchè mi è simpatica.
A casa non siamo più andati, ma la Daniela dice sempre che “tutto può succedere”.

TUTTO PUÒ SUCCEDERE ( Negramaro )Icona testimonianze
“Lei che arriva dritto al cuore sa ormai
come prendermi
per non sorprendermi più
Passa così tutta da qui
la vita che non torna più
se non sei più tu a viverla così
come piace a te
vivila senza più paure
finché sei qui e tutto può succedere
vivimi senza più paure
e tutto può succedere tra di noi
prendila com’è, la vita è tutta qui”


Storia del mese di gennaio: Insieme…è possibile!

I protagonisti della storia
Famiglia naturale: mamma Federica 33 anni, papa Marco 42 anni, entrambi senegalesi
Minore in affido: Luca, 4 anni
Famiglia affidataria: Stefano e Maria, 5 figli
Le reti: la famiglia allargata, la scuola dell’infanzia, il gruppo missionario, l’assistente sociale del comune, il Centro psico sociale

Marco vive da tempo in Italia, lavora a tempo pieno e indeterminato ed è ben inserito nel suo contesto di vita.
Torna in Senegal per sposarsi e fa rientro con la moglie Federica. Dopo poco tempo nasce Luca. Federica fatica ad adeguarsi alla vita italiana, non riesce ad inserirsi e si sente sola, priva dei sostegni familiari che aveva nel proprio paese d’origine.
Inizia cosi una fase depressiva importante. Nonostante i supporti garantiti dalle associazioni, dal marito e dalle altre connazionali non riesce a stare meglio. La scuola dell’infanzia inizia a segnalare disturbi del comportamento di Luca: è spesso assente, chiuso in se stesso, fissa il vuoto. Federica acconsente ad iniziare un percorso di presa in carico al CPS e si inizia una valutazione per Luca. Emerge un quadro preoccupante: Luca non viene stimolato, la mamma non riesce a rapportarsi a lui in modo affettuoso perché troppo concentrata su se stessa.

Entrambi i genitori accettano di essere seguiti dal servizio sociale in modo consensuale. Non vengono emessi decreti del Tribunale. Federica e Marco riconoscono i problemi di Luca. Marco riesce ad occuparsi di lui in modo adeguato, ma trascorre tutta la giornata al lavoro. Chiedono aiuto per crescere Luca.

Il servizio sociale chiede a Stefano e Maria la disponibilità ad accogliere Luca per un affido diurno. Viene firmato un progetto consensuale: il papà, prima di andare al lavoro, porta Luca dagli affidatari verso le 7:30 e poi lo va a riprendere per le 18:30 all’uscita dal lavoro. Gli affidatari lo accompagnano a scuola, gli fanno la doccia e gli danno la cena. Luca inizia subito a migliorare, gioca volentieri con i figli degli affidatari, dimostra entusiasmo e piano piano impara tante nuove cose. Il papà si assume un impegno davvero grande e, seppur con tanta fatica, lo porta avanti (casa, lavoro, figlio, moglie et.).

Il contatto quotidiano con il padre è complicato per gli affidatari, ma ogni richiesta dei genitori viene accolta con molto rispetto e attenzione. Il papà si sente accolto da Stefano e Maria che, nonostante la vicinanza dimostrata sanno anche dare suggerimenti su cosa piace a Luca, cosa gli da fastidio, cosa lo fa divertire, suggerimenti che lui accetta e mette in pratica. In alcuni casi il papà arriva in ritardo, porta Luca anche nei giorni non concordati perché ha bisogno di riposare e di avere del tempo per se.
Gli affidatari accettano, segnalano al servizio e si concorda insieme come procedere.

La situazione nel tempo migliora la mamma di Luca inizia a stare meglio. La coppia ha anche una seconda figlia. Stefano e Maria restano un punto di riferimento importante per Luca e i suoi genitori. Luca nel frattempo si è trasferito, ma torna a trovare gli affidatari quando può e quando riesce.

È impossibile, disse l’orgoglio. È rischioso, disse l’esperienza. È inutile, tagliò la ragione. Provaci, sussurrò il cuore.
Anonimo


Storia del mese di dicembre: Genitori Perfetti

I protagonisti della storia
Famiglia naturale: mamma Sara, 48 anni, 5 figli
Ragazzo in affido: Gordan, 10 anni
Famiglia affidataria: Paolo e Micaela
Le reti: la famiglia allargata, la scuola, l’oratorio, l’assistente sociale

Paolo e Micaela, sposi senza figli desiderosi di mettersi a disposizione, scelgono la strada dell’affido perché permette loro di sperimentarsi come genitori nell’ottica della temporaneità. Io, consulente per l’affido familiare, li conosco quando si stanno preparando ad accogliere Gordan, 10 anni, dopo un breve percorso di formazione e idoneità per genitori affidatari, e li accompagnerò per tutta la storia di affido.
Tra i tre è amore a prima vista, soprattutto tra Paolo e Gordan, e tutto va a gonfie vele: Gordan fa il bravo bambino, obbediente, “coccoloso” ed educato. Paolo e Micaela fanno i bravi genitori: si mostrano felici della sua presenza, disponibili ad ascoltarlo, pazienti negli insegnamenti. In consulenza li invito a considerare questo primo periodo come una sorta di “luna di miele”, ma sono restii a fare proprie tali indicazioni, sono troppo felici per pensare alle possibili fatiche.

Le prime difficoltà cominciano dopo un paio di mesi circa, in occasione degli incontri con la mamma: Gordan non ci vuole andare, dopo gli incontri non parla per ore, non racconta ciò che ha fatto e come si sente, sembra “catatonico”, a volte fa pipì a letto e si graffia. Gordan comincia a comportarsi male a scuola, a rispondere male a casa. In Paolo e Micaela il dispiacere per Gordan si unisce al timore di non saper fare i genitori e di venir valutati negativamente dal servizio sociale, ambivalenti tra il bisogno di essere disponibili per lui e arrabbiati per ciò che i contatti con la mamma gli provocano, fanno pressioni su Gordan perché dica loro cosa prova, cosa vive, cosa gli dice la mamma.
Tutto questo viene elaborato in consulenza. Portano il senso di inadeguatezza e impotenza, e le fantasie che Gordan non veda più la mamma o al contrario che torni in comunità in modo che possa poi trovare genitori più capaci di loro. Si ragiona insieme sull’importanza che Gordan veda la mamma e che non gli vengano fatte pressioni; ma anche sul loro bisogno di tenere le cose sotto controllo, che li spinge a chiedere a Gordan di parlare, di raccontare, e di come questa sia una richiesta eccessiva per lui…In consulenza ci si scontra anche un po’. Poi, una sera, Gordan vomita la cena, e chiama Micaela solo per avere uno straccio per pulire. “Forse era solo un virus” dice poi Paolo in consulenza “ma mi sono venute in mente le tue parole, quando ci dicevi che era nostro, il bisogno che buttasse fuori tutto, non suo. Non si è nemmeno fatto aiutare… forse non ci stiamo ponendo nel modo giusto”.

Da qui le cose cominciano lentamente a cambiare. Paolo e Micaela si affidano di più al servizio, vivendolo più come sostegno e meno come giudizio, e a casa provano a rispettare i tempi di Gordan. Tra alti e bassi, imparano ad accogliere i propri vissuti, oltre a quelli del bambino, e li condividono con lui, come il loro dispiacere nel vederlo soffrire, la preoccupazione, il senso di impotenza per doverlo accompagnare agli incontri, ma anche la fiducia nelle scelte del servizio sociale che si occupa di loro e che a volte prende decisioni che loro non comprendono o non condividono immediatamente.

Ad oggi, al secondo rinnovo dell’affido, Gordan non sente più di tradire gli affidatari o la mamma, va volentieri agli incontri che ora sono liberi e piacevoli.
Ad oggi, al secondo rinnovo, Paolo e Micaela non cercano di fare i genitori perfetti, ma sentono di essere bravi genitori, che non cercano il bambino perfetto ma che fanno sentire desiderato Gordan per ciò che è: perfetto per loro!

 Le persone perfette non combattono, non mentono, non commettono errori e non esistono.
(Aristotele)

Storia del mese di dicembre: Nuove possibilità

I protagonisti della storia
Famiglia naturale: Mamma Paola
Minore in affido: Michele, da 3 anni in affido
Famiglia affidataria: Mamma Eleonora e Papà Alberto
Le reti: Gli assistenti sociali e l’associazione di volontariato.

“Cercate nuove possibilità”… Questa frase è il motto di Maria Fux, una famosa danzatrice…L’ho sentito ripetere molte volte durante le lezioni di danza…Ho provato a danzare con le mani legate, eppure il corpo produceva ugualmente un movimento armonico … Quando la nostra coppia dopo anni di vita insieme non riusciva ad avere figli, pensai con naturalezza che era giunto il momento di cercare altre possibilità.

Il pensiero dell’affido non mi era nuovo, perché conoscevo fin dall’infanzia famiglie che avevano fatto questa scelta. Mio marito non conosceva questa realtà, ma fu subito pronto a seguire questa possibilità con entusiasmo, anche perché nella sua vita ha sempre dato il suo tempo a bambini e ragazzi attraverso l’insegnamento.

Dopo vari incontri di formazione e valutazione giunse il momento di sapere il nome del bambino che ci veniva affidato. Era il 10 agosto, giorno delle stelle cadenti, giorno in cui Michele entrò nel nostro cielo per donarci una luce nuova. Lo aspettammo come si aspettano tutti i bambini, preparandogli la cameretta, dei giocattoli e tanto di fiocco azzurro con i palloncini sulla porta di casa. Il primo giorno che lo incontrammo ci colpirono subito il suo aspetto distinto e il suo carattere generoso; Michele, invece, ci confidò più avanti, fu attratto dal nostro pic-nic a base di riso freddo invece dei soliti panini.
La vita insieme cominciò tranquillamente con le gioie e le fatiche di tutte le famiglie. Tra i bisogni che Michele manifestò per primi ci fu quello di essere seguito nel l’adempimento dei compiti scolastici: sapeva a malapena impugnare una matita e faticava a tracciare ogni forma di segno, leggeva e pronunciava le parole con molte difficoltà. Fece grandi sforzi ed in breve si portò alla pari con i compagni. Ricordiamo sempre le serate passate tutti e tre a leggere e confessiamo di aver imparato a memoria il libro di seconda elementare. Altro bisogno primario fu insegnargli a lavarsi regolarmente, anche i denti oltre a portarlo dal dentista per otturare tutte le carie che si erano già create.

Così Michele guadagnò pian piano fiducia e stima in se stesso ed in noi.
Il giorno di carnevale, dopo essere stati tutti in oratorio, tornando a casa disse :“grazie mamma e grazie papà”! In quel momento potemmo fare solo una cosa: commuoverci. La cosa bella è che tra noi tre c’è sempre un dialogo aperto sia quando si tratta di rinforzarlo sia quando dobbiamo riprenderlo. In tanti aspetti è un bambino maturo, responsabile e pacifico, ma necessità anche che la sua parte più piccola venga accolta, per esempio cantandogli la ninnananna ogni sera. Pur trattandoci come papà e mamma, Michele incontra regolarmente la sua mamma, riportando nei suoi incontri quanto ha appreso e sta apprendendo nella sua nuova temporanea famiglia.
Michele ha una visione disincantata della propria famiglia d’origine e ne coglie autonomamente le fragilità.
Nostro compito è accogliere le sue riflessioni al termine degli incontri protetti che ha con la mamma aiutandolo ad accogliere ciò che di bello ha saputo rilevare o a differenziarsi dai comportamenti problematici che ha visto.

Michele a questo punto del suo percorso di affido (sono tre anni che è con noi) ci chiede di continuo rassicurazioni sul fatto che gli vogliamo bene e che saremo al suo fianco, chiede e regala innumerevoli baci e abbracci.
Il fatto che l’affido sia un’esperienza temporanea non ci impedisce di dare il meglio che possiamo per sostenerlo nella sua crescita, del resto tutte l’esperienze umane sono temporanee, ma ci formano per sempre.

nuove possibilità

Michele ha fatto questo disegno poche settimane dopo aver iniziato l’esperienza dell’affido con Eleonora e Alberto. Racconta all’assistente sociale indicando la prima immagine:
“E’ un albero e l’uccellino che arriva dall’alto è il bambino in affido”
Mostrando il secondo disegno invece dice:
“Questi sono il bambino in affido e l’affidatario che si tengono per mano e iniziano una strada insieme!”


Storia del mese di novembre: Il giorno dell’arcobaleno

I protagonisti della storia
Famiglia naturale: Elena 32 anni e Paolo 68 anni, genitori di Ettore, Gianni e Martino, i primi due in affido, il più piccolo a casa coi genitori naturali.
Minore in affido: Ettore, 9 anni, in affido da due anni in maniera stabile, dopo un anno di affido solo il pomeriggio.
Famiglia affidataria: Maria, 55  anni e Franco 60, e i loro due figli, Marisa 30 anni e Marco 28 anni.
Le reti: Chiara, l’assistente sociale.

Leggi la storia cliccando qui 

“Di molte emozioni posso essere orgoglioso, ma ce n’è una in particolare di cui vado fiero. Si tratta delle cicatrici che ho nel cuore. Le ho colorate così bene che adesso sembrano un arcobaleno”.
Orazio

Storia del mese di novembre: Testa e cuore

I protagonisti della storia
Famiglia naturale: genitori africani, papà sposato e 4 figli, mamma con un figlio
Ragazzo in affido: Erik 20 anni
Famiglia affidataria: Sergio artigiano, Lidia casalinga, 3 figli (31, 27,24 anni)
Le reti: La scuola, l’associazione sportiva, la banda del paese

Leggi la storia cliccando qui

Proverbio africano
“Per educare un bambino non basta un intero villaggio”


Storia del mese di ottobre: IMPARARE A VOLARE 

I protagonisti della storia
Famiglia naturale: papà Vincenzo 42 anni, mamma Mariella 41 anni e sorella Valentina 18 anni.
Minore in affido: Matteo 13 anni.
Famiglia affidataria: Stefano 40 anni e Iolanda 38 anni.
Le reti: il centro diurno, la terapeuta e la scuola.

Leggi la storia cliccando qui

IMPARARE DAL VENTO (Tiromancino)
Vorrei imparare dal vento a respirare, dalla pioggia a cadere, dalla corrente a portare le cose dove
non vogliono andare e avere la pazienza delle onde di andare e venire, ricominciare a fluire.
Un aereo passa veloce e io mi fermo a pensare a tutti quelli che partono, scappano o sono sospesi
per giorni, mesi, anni in cui ti senti come uno che si è perso tra obbiettivi ogni volta più grandi.
Succede perché,in un instante tutto il resto diventa invisibile, privo di senso e irraggiungibile per
me, succede perché fingo che va sempre tutto bene ma non lo penso in fondo.
Torneremo ad avere più tempo, e a camminare per le strade che abbiamo scelto, che a volte fanno
male, per avere la pazienza delle onde di andare e venire, e non riesci a capire .
Succede perchè, in un instante tutto il resto diventa invisibile, privo di senso e irraggiungibile per
me, succede anche se il vento porta tutto via con se, vivendo e ricominciare a fluire….


Storia del mese di ottobre: TIENIMI PER MANO

I protagonisti della storia
Famiglia naturale: Maria, mamma single, 44 anni
Minore in affido: Francesco, 11 anni
Famiglia affidataria: Lorenzo (42 anni) e Rossella (43 anni)
Le reti: la scuola, la terapeuta, l’oratorio.

Leggi la storia cliccando qui

Tienimi per mano…
portami dove il tempo non esiste…
Tienimi per mano…
nei giorni in cui mi sento disorientato
cantami la canzone delle stelle
dolce cantilena di voci respirate…
Tienimi la mano,
e stringila forte
Tienimi per mano e non lasciarmi andare…
mai…
-Herman Hesse