minori in affido

Video – Testimonianza di viaggio da “Storie di Bene” programma di Teletutto

Guarda il Video dal programma “Storie di Bene”  

condotto da Clara Camplani

Storie di Bene, il racconto dei protagonisti che hanno donato o ricevuto bene, perché fare del bene fa bene.


Dal noto programma di Teletutto “Storie di Bene”, puntata dedicata all’affido e all’accoglienza.

Testimonianza realizzata in collaborazione con il Coordinamento Famiglie Affidatarie – CFA

 

I protagonisti della storia:Icona testimonianze

Minore in affido: Andrea 10 anni;
Famiglia affidataria: Domenica, Pietro ed Emanuele figlio naturale;
La rete di supporto: l’associazione, i gruppi di autoaiuto, i servizi sociali, la comunità.

 

 


Ho sempre pensato che non v’è nessuna felicità maggiore di quella della famiglia. 

Dostoevskij

Online la storia di marzo: la testimonianza di Emanuela e Letizia, neo affidatarie

Storia del mese di marzo: UN ASSAGGIO NUOVO… L’AFFIDO LEGGERO!

I protagonisti della storia:

Minori in affido: 2 bambine di 5 anni;
Famiglie affidatarie: Emanuela e Letizia mamme neo affidatarie part-time;
La rete di supporto: i servizi sociali, la comunità.


Ci siamo approcciate con “paura” all’affido leggero come è stato concepito dal Servizio Affido del nostro territorio. Abbiamo partecipato ad un incontro formativo proseguito poi con un colloquio con l’assistente sociale ideatrice e divulgatrice passionale del progetto.

È arrivata la telefonata: c’è una bambina di 5 anni che necessita di stare all’aria aperta, avere nuovi stimoli… ed ecco che tutto avviene.

Siamo due ragazze single che non hanno avuto figli. La breve esperienza vissuta e attualmente in corso, è per entrambe molto interessante e ricca di emozioni.

Consigliamo a tutte le single o a chi è “solo” di avvicinarsi a questo mondo con fiducia. La gratitudine di un bambino/a quando gioca liberamente, quando segue un adulto in una banale azione quotidiana, il sorriso di quando assaggia un cibo gradito o la curiosità di quando prova un’emozione, rappresenta per noi un dono ed una emozione ineguagliabile.

Potremmo osare con una battuta… che l’affido è reciproco!

Certamente poi c’è il resto del mondo con il quale bisogna mediare…ma questa è un’altra storia.


 

“Con i bimbi capirsi è semplice.

Quando ti prendono per mano, hanno già scelto di fidarsi di te.”

Anonimo

 

Online una nuova testimonianza di viaggio! La storia di gennaio

Storia del mese di gennaio: Natale a casa Tabarello

I protagonisti della storia:

Famiglia naturale: la mamma Emy, ragazza del Ghana, giunta in Italia ospite di una famiglia di parenti;
Minore in affido: Paolo, nato quando Emy aveva 16 anni;
Famiglia affidataria: Maria, vedova di 60 anni, che convive con la propria madre, Esterina, di 83 anni;
La rete di supporto: i servizi sociali, le famiglie solidali.


Mi presento, sono Maria Tabarello. Ho fatto tante esperienze di affido quando era ancora vivo mio marito ed anche dopo, ma in occasione del Natale voglio raccontare la storia di Emy, di Paolo, di un affido particolare, di mia mamma e del suo ultimo anno di vita.

I genitori di Emy, quando lei ha compiuto 14 anni l’hanno inviata in Italia, da parenti, sperando di darle un futuro migliore.

Lei mi ha raccontato che invece si é sentita sempre trattata come una serva, da questi parenti.

Quando è rimasta incinta di un suo connazionale più grande di lei, la famiglia che la ospitava l’ha cacciata di casa, ed Emy ha cominciato a girovagare; la polizia di Milano, dove era andata per cercare il padre di Paolo, l’ha trovata per strada ed inserita in una comunità per madri con bambini.

Lì ha partorito ed è rimasta fino a che Paolo non ha avuto quasi un anno, ma si sentiva troppo isolata, stretta nelle regole e nel non poter uscire.

L’assistente sociale con cui collaboro da tanti anni mi ha chiesto se volevo provare a fare un affido diverso, occupandomi di una mamma col suo bambino.

Ho pensato “perché no?” certo, la fatica sarebbe stata doppia, un’adolescente da aiutare a fare la mamma, un bambino piccolo… Pero’ sono un’ottimista, ed ho pensato che una ragazza che deve occuparsi di un bambino avrebbe avuto meno grilli per la testa delle sue coetanee e con un bambino piccolo, da sola, non ce l’avrei fatta, ma Paolo aveva la sua mamma …

Ne ho parlato con mia madre, che in quegli anni cominciava ad essere meno autonoma. Lei era abituata alle mie esperienze di affido, pero’ mi ha fatto qualche obiezione sul fatto che fossero stranieri.

Emy si è dimostrata una brava mamma, anche se inesperta, ma il rapporto con lei è stato difficile all’inizio.

Solo col tempo, aiutate dall’assistente sociale, abbiamo superato tante difficoltà: io ho capito che lei aveva paura di essere di nuovo ospitata solo per fare la serva, Emy ha capito che se voleva stare in una famiglia e non in una comunità, doveva cercare anche lei di “creare un clima familiare”.

Paolo invece ha subito rallegrato tutti, simpatico, sereno, sempre sorridente.

Dopo la maggiore età Emy è andata a vivere col padre di Paolo, lontano da dove abito, ha avuto altri 2 bambini, mi chiama sempre per avere consigli, sono l’unico punto di riferimento che ha in Italia, e quando può viene a trovarmi.

Quando se ne sono andati abbiamo sofferto tanto, io e mia mamma, ma sapevamo che era giusto così.

Nel primo Natale in cui non erano con noi, ma che sono venuti a trovarci, nell’ultimo anno di vita di mia mamma, lei mi ha detto: “non pensavo, alla mia età, di affezionarmi così tanto ad un bambino di colore”

Ecco Paolo è stato il Gesù bambino dell’ultimo Natale di Esterina, a cui aveva allietato e intenerito la vecchiaia.

Io ho chiesto in seguito all’assistente sociale di propormi di nuovo qualche esperienza di affido di madri con bambini, perché ho capito di essere adatta a questo tipo di esperienza, da cui ho ricevuto molto.


 

“Tre cose ci  sono rimaste del Paradiso: le stelle, i fiori ed i bambini.”

Dante

Online la storia del mese di dicembre

Storia del mese di dicembre: APPARTENERSI

I protagonisti della storia:

Famiglia Naturale: mamma Irene 37 anni e papà Giacomo 42 separati
Minori in affido: Luca 7 anni e Paola 6 anni
Famiglie affidatarie: Marco e Adriana e figli (famiglia di Luca)
Massimo e Donatella e figli (famiglia di Paola)
Rete: Servizi sociali, educatrice, colleghi, scuola, territorio


Ciao, sono Irene, ho 37 anni e due figli in affido di 7 e 6 anni. Sono andati in affido molto presto, avevano poco più e poco meno di un anno. Era luglio del 2010, un lunedì. Ricordo molto bene quel giorno, ho fatto perfino una foto.
Il tempo era bello, ma non per me, io e Luca eravamo tristi: eravamo in comunità e aspettavamo l’arrivo degli affidatari. Io sapevo che il giorno dopo sarei dovuta andare in una casa famiglia per mamme con bambini…a me però li avevano appena tolti.

Son stati anni difficili, non avevo una famiglia, non avevo un lavoro, non avevo una casa. Vedevo i miei bambini in incontri protetti prima una volta al mese e con il tempo siamo arrivati a una volta a settimana, a volte anche in presenza del loro papà.
In questi anni sono cambiata tanto, ho lavorato tanto su di me, ho fatto degli sbagli ma sono riuscita a migliorare. Per un periodo ho addirittura vissuto per strada, sui treni. Poi nel 2011 ho conosciuto il nuovo servizio sociale e mi è stata data una nuova possibilità; i servizi hanno visto e riconosciuto i miei sforzi e hanno avuto fiducia in me.

Oggi ho una casa e un lavoro e posso incontrare i miei bambini tutte le settimane, a volte anche senza l’educatrice. Qualche volta sono venuti a casa mia, ed è stato magico. Oggi i bambini sono più legati a me, penso che questo sia dovuto al fatto che mi hanno permesso di stare di più con loro così Luca e Paola mi hanno conosciuta meglio ed io sto imparando cosa vuol dire occuparsi di loro.
A settembre ho chiesto di poterli accompagnare a scuola per il loro primo giorno, e me lo hanno accordato!!! E’ stato emozionante!!! Quando sono arrivata a casa a prenderli è stato come rinascere. Non avevo mai visto dove abitassero e dove fossero cresciuti fino a quel momento.
Sono uscita di casa all’alba, con la paura di perdere il treno. Mi sentivo con le ali.
Luca non sapeva nulla, e quando sono arrivata mi si è lanciato nelle braccia.
Con Adriana, la sua affidataria, è stato bello, mi son sentita accolta e come se fossi a casa mia. Ma è davvero così, perché lì c’è un pezzo della mia vita. Poi sono andata a scuola e c’erano tutti i compagni e le maestre, e Luca mi ha fatto conoscere tutti, anche le maestre. Adriana mi ha detto che se volevo potevo andare a prenderlo all’uscita alle 12.30, e nel frattempo sono stata con lei. Mi ha raccontato di Luca, dal primo giorno che era da loro, ho pranzato con loro. C’era una bella atmosfera. Luca ha voluto farmi vedere tutta la casa, e poi abbiamo guardato un cartone animato… mi si è accoccolato addosso… è stato meglio che fare 13!!
Quando sono andata via ero triste, ma non potevo far vedere nulla; un po’ ho rivissuto il distacco di quel giorno in comunità.
Anche con Paola è stato bello… non sapeva che andassi e quando mi ha vista mi guardava ma sembrava non capire. Siamo andati a scuola e le maestre ci hanno aperto la porta e io l’ho accompagnata fino in classe: ho visto il suo banco e ora posso immaginarmi dove sta lei tutto il giorno.

Mi sento rinata, sono tranquilla perché ho visto che i miei bambini sono comunque legati a me e so che stanno bene.
Ora so che le cose possono cambiare. Quel lunedì di luglio credevo che li avrei persi per sempre. Invece nel tempo mi sono accorta che li ho ritrovati, e li sento sempre più legati a me. Le due famiglie che sembrava me li stessero strappando invece hanno fatto la loro parte per rendermi importante agli occhi di miei figli, e io ho scoperto che quelle famiglie sono anche mie.


 

“Ci sono due lasciti inesauribili che dobbiamo sperare di trasmettere ai nostri figli: le radici e le ali.”
H.Carter

 

Online la prima storia del mese di giugno!

Storia del mese di giugno: LA GIOIA DEL DARE

I protagonisti della storia
Famiglia naturale: Sara, 38 anni
Minori in affido: Paola, 16 anni – Monica, 12 anni
Famiglia affidataria: Giulia, 48 anni – Marco, 51 anni
Le reti: la famiglia naturale, la famiglia affidataria, l’assistente sociale, il parroco ed i volontari dell’oratorio, il gruppo di famiglie affidatarie, la banda musicale, il tribunale dei minorenni.


Siamo sposati da quasi ventidue anni anni e da sei anni viviamo la bella e travolgente esperienza dell’affido familiare: la nostra prima figlia in affido, ora adolescente, non è più a casa con noi, ma la sentiamo con regolarità e la aiutiamo per quanto possiamo. Con noi c’è da più di quattro anni la nostra seconda bimba, arrivata all’età di quasi otto anni, una piccoletta magrissima, con due grandi occhi e i corti capelli drittissimi, desiderosa di tanti baci e lunghi abbracci (anche ora che è più grande!).

La bimba di allora è cresciuta, è una ragazzina allegra e solare, si è affezionata molto a noi e a tutta la famiglia. La sua mamma naturale ha fiducia in noi ed abbiamo instaurato con lei un buon rapporto: la sua fragilità non le permette di allevare la figlia e, anche se a volte se ne rammarica, è comunque contenta che la sua bambina abbia trovato un porto sicuro e tranquillo dove crescere.

Vede la figlia ogni quindici giorni: gli incontri si svolgono in un’atmosfera tranquilla e cordiale.

Noi viviamo la quotidianità come tante altre famiglie: le nostre giornate sono piene di impegni suddivisi tra casa, lavoro, scuola, compiti, catechismo, attività proposte dall’oratorio e dalla banda musicale. Nei confronti di nostra figlia ci siamo impegnati come famiglia (compresi i nostri rispettivi genitori, nonni a tutti gli effetti) a darle la tranquillità e la serenità di cui ha davvero necessità. Lei è cambiata nel tempo, è più calma, matura e riflessiva, sorride molto, è meno pensierosa ed imbronciata, riesce a vivere meglio anche l’incontro con la mamma, dalla quale è meno dipendente che in passato. In questi anni abbiamo maturato pian piano l’idea dell’affido grazie ad alcuni carissimi amici, un’assistente sociale ed una giovane coppia, che ci hanno fatto capire il senso profondo di una genitorialità estesa oltre i legami naturali e il valore dell’accoglienza di una storia che include la presenza delle famiglie di origine dei minori.

Gli affidatari sono persone normalissime che si mettono in gioco per crescere insieme ai loro figli, giunti da realtà diverse, dolorose, complicate, ragazzi di ogni età desiderosi di affetto, comprensione e vicinanza.

Dare affetto è la cosa più importante, confidando che la Provvidenza ci aiuti a “fare il resto” nella convinzione che la crescita dei figli, affidati o naturali, non è solo opera nostra, ma anche di chi ce li ha donati e ha favorito il nostro incontro con loro dal giorno nel quale le nostre vite sono cambiate.

A livello zonale da anni c’è un gruppo di famiglie affidatarie, del quale facciamo parte, che si incontra una volta al mese, alla presenza di un’assistente sociale, per raccontarsi le rispettive esperienze, dare e ricevere consigli e riflettere sulla realtà dell’affido nella quale sono coinvolti i minori, la famiglia affidataria, la famiglia di origine, i servizi sociali, i tribunali per i minorenni.

A noi piace molto ritrovarci insieme a queste famiglie e, con alcune di loro, abbiamo partecipato a qualche serata di sensibilizzazione all’affido familiare organizzata dai nostri servizi sociali di zona.

Desideriamo ringraziare queste famiglie e le molte altre famiglie nostre amiche e conoscenti, che ci hanno sostenuto e ci supportano in questa avventura: anche attraverso il loro aiuto concreto e la simpatia con la quale ci accompagnano sentiamo su di noi la mano provvidente di Dio.


 

“Vi è più gioia nel dare che nel ricevere” (Atti 20, 34-35)

 

Online la prima storia del mese di dicembre!

Storia del mese di dicembre: Nuove possibilità

I protagonisti della storia
Famiglia naturale: Mamma Paola
Minore in affido: Michele, da 3 anni in affido
Famiglia affidataria: Mamma Eleonora e Papà Alberto
Le reti: Gli assistenti sociali e l’associazione di volontariato.


“Cercate nuove possibilità”… Questa frase è il motto di Maria Fux, una famosa danzatrice…L’ho sentito ripetere molte volte durante le lezioni di danza…Ho provato a danzare con le mani legate, eppure il corpo produceva ugualmente un movimento armonico … Quando la nostra coppia dopo anni di vita insieme non riusciva ad avere figli, pensai con naturalezza che era giunto il momento di cercare altre possibilità.

Il pensiero dell’affido non mi era nuovo, perché conoscevo fin dall’infanzia famiglie che avevano fatto questa scelta. Mio marito non conosceva questa realtà, ma fu subito pronto a seguire questa possibilità con entusiasmo, anche perché nella sua vita ha sempre dato il suo tempo a bambini e ragazzi attraverso l’insegnamento.

Dopo vari incontri di formazione e valutazione giunse il momento di sapere il nome del bambino che ci veniva affidato. Era il 10 agosto, giorno delle stelle cadenti, giorno in cui Michele entrò nel nostro cielo per donarci una luce nuova. Lo aspettammo come si aspettano tutti i bambini, preparandogli la cameretta, dei giocattoli e tanto di fiocco azzurro con i palloncini sulla porta di casa. Il primo giorno che lo incontrammo ci colpirono subito il suo aspetto distinto e il suo carattere generoso; Michele, invece, ci confidò più avanti, fu attratto dal nostro pic-nic a base di riso freddo invece dei soliti panini.
La vita insieme cominciò tranquillamente con le gioie e le fatiche di tutte le famiglie. Tra i bisogni che Michele manifestò per primi ci fu quello di essere seguito nel l’adempimento dei compiti scolastici: sapeva a malapena impugnare una matita e faticava a tracciare ogni forma di segno, leggeva e pronunciava le parole con molte difficoltà. Fece grandi sforzi ed in breve si portò alla pari con i compagni. Ricordiamo sempre le serate passate tutti e tre a leggere e confessiamo di aver imparato a memoria il libro di seconda elementare. Altro bisogno primario fu insegnargli a lavarsi regolarmente, anche i denti oltre a portarlo dal dentista per otturare tutte le carie che si erano già create.

Così Michele guadagnò pian piano fiducia e stima in se stesso ed in noi.
Il giorno di carnevale, dopo essere stati tutti in oratorio, tornando a casa disse :“grazie mamma e grazie papà”! In quel momento potemmo fare solo una cosa: commuoverci. La cosa bella è che tra noi tre c’è sempre un dialogo aperto sia quando si tratta di rinforzarlo sia quando dobbiamo riprenderlo. In tanti aspetti è un bambino maturo, responsabile e pacifico, ma necessità anche che la sua parte più piccola venga accolta, per esempio cantandogli la ninnananna ogni sera. Pur trattandoci come papà e mamma, Michele incontra regolarmente la sua mamma, riportando nei suoi incontri quanto ha appreso e sta apprendendo nella sua nuova temporanea famiglia.
Michele ha una visione disincantata della propria famiglia d’origine e ne coglie autonomamente le fragilità.
Nostro compito è accogliere le sue riflessioni al termine degli incontri protetti che ha con la mamma aiutandolo ad accogliere ciò che di bello ha saputo rilevare o a differenziarsi dai comportamenti problematici che ha visto.

Michele a questo punto del suo percorso di affido (sono tre anni che è con noi) ci chiede di continuo rassicurazioni sul fatto che gli vogliamo bene e che saremo al suo fianco, chiede e regala innumerevoli baci e abbracci.
Il fatto che l’affido sia un’esperienza temporanea non ci impedisce di dare il meglio che possiamo per sostenerlo nella sua crescita, del resto tutte l’esperienze umane sono temporanee, ma ci formano per sempre.


 

nuove possibilità

Michele ha fatto questo disegno poche settimane dopo aver iniziato l’esperienza dell’affido con Eleonora e Alberto. Racconta all’assistente sociale indicando la prima immagine:
“E’ un albero e l’uccellino che arriva dall’alto è il bambino in affido”
Mostrando il secondo disegno invece dice:
“Questi sono il bambino in affido e l’affidatario che si tengono per mano e iniziano una strada insieme!”

 

Online la seconda storia del mese di novembre!

Storia del mese di novembre: Il giorno dell’arcobaleno

I protagonisti della storia
Famiglia naturale: Elena 32 anni e Paolo 68 anni, genitori di Ettore, Gianni e Martino, i primi due in affido, il più piccolo a casa coi genitori naturali.
Minore in affido: Ettore, 9 anni, in affido da due anni in maniera stabile, dopo un anno di affido solo il pomeriggio.
Famiglia affidataria: Maria, 55  anni e Franco 60, e i loro due figli, Marisa 30 anni e Marco 28 anni.
Le reti: Chiara, l’assistente sociale.


Quel giorno, il giorno dell’arcobaleno, dopo due anni di affido, Elena, Paolo, Ettore, Maria, Franco e Marisa si erano trovati tutti nell’ufficio dell’assistente sociale. Bisognava spiegare a Ettore che sarebbe rimasto in affido per altri due anni: lo aveva deciso il giudice del tribunale minorenni, che conosceva la sua storia.

Dopo aver  ascoltato i suoi genitori e i suoi affidatari e letto la relazione della assistente sociale e della psicologa, aveva ritenuto che questa fosse la scelta migliore, per il bene di Ettore.

Ettore aveva iniziato ad andare da Maria 3 pomeriggi alla settimana, quando in prima elementare aveva mostrato di non riuscire a stare fermo in classe, nessuno giocava con lui perché litigava sempre e a volte faceva male ai compagni.
Con tanta fatica Maria e sua figlia Marisa, che lo seguivano il pomeriggio, erano riuscite ad aiutarlo a capire e rispettare alcune regole, e sapevano anche fargli sentire che si poteva fidare.

A casa sua però  era proprio ingestibile.

La sua mamma era stata messa a 6 anni in una specie di collegio dalle suore e quando era tornata a casa, a 17 anni, si era sentita sempre non accettata, di conseguenza si era messa molte volte nei guai. A 20 anni, una notte in cui dormiva per strada, come tante altre volte, Paolo l’aveva incontrata e, intenerito, l’aveva portata a casa e sposata.
Con lui  aveva avuto 3 poi figli, ma si comportava sempre come una adolescente.

Il papà di Ettore, a sua volta, era stato sempre solo: da piccolo la madre aveva lasciato suo padre per fuggire a Milano,  affidato ai nonni non aveva quasi più visto né il padre né la madre. Si era sposato  una prima volta, ma la moglie se ne era andata senza più tornare. Elena era più una figlia problematica che una vera “compagna”, ma lui con infinita pazienza la teneva con se’ perdonandole tutto.
Per paura della solitudine non sapeva dare regole a nessuno, neppure ai suoi figli: era come un nonno per tutti. Lui e la moglie avevano accettato il rinnovo dell’affido con molta fatica perchè volevano bene a Ettore, e sapevano entrambi come era duro non poter stare coi propri genitori.

Maria e Franco, ed i loro figli, avevano accettato di continuare l’affido pur se l’esperienza non era sempre facile.
Dopo la lettura del decreto del tribunale minorenni, e la spiegazione, Ettore guardava tutti quei grandi, presenti nella stanza e metteva a fuoco che non sarebbe tornato a casa.
Fissando Chiara, l’assistente sociale, piangendo, le aveva chiesto: “Ma tu lo daresti in affido il tuo bambino?”
Chiara aveva sostenuto il suo sguardo e la sua sofferenza, ma la mente correva a Giulio, suo figlio, che aveva la stessa età di Ettore. Cosa avrebbe provato se si fosse trovato nella stessa situazione? A lui poteva succedere? In un secondo molte cose le erano passate davanti, e si era fatta strada una risposta molto vera: “Si Ettore, se io non fossi in grado di occuparmi di lui, se mi ammalassi e dovessi curarmi per un tempo lungo, per esempio, vorrei che lui potesse avere vicino qualcuno, sarebbe il mio modo di continuare a volergli bene, in una maniera ancora più forte, perché mi mancherebbe da morire e sarei forse anche gelosa del tempo che non posso passare con lui.”

A questo punto, Elena con molta umiltà aveva aggiunto “Sai Ettore, avrei voluto che mettessero anche me in affido, forse sarei riuscita a fare la mamma, ma invece ne’ io ne’ tuo papa’ abbiamo avuto una famiglia e non abbiamo imparato a fare i genitori. Abbiamo bisogno che qualcuno ci aiuti”
Maria, che con Elena aveva spesso avuto momenti di incomprensione perché non concepiva il suo modo di comportarsi, guardava i genitori di Ettore con occhi diversi e: “Sai Ettore io ho avuto fortuna, ho avuto una famiglia che si è occupata di me, e tante altre fortune. Un giorno, per esempio, stavo per perdere mio figlio in un incidente, ma si è salvato. Allora ho pensato che era importante ricambiare la mia fortuna occupandomi di te, aiutando i tuoi genitori che sono stati meno fortunati.”

Ettore continuava a piangere, ma con meno disperazione; anche tutti gli altri nella stanza, piangevano dentro di loro: nell’aria c’era una pioggia di lacrime leggere, ma quel giorno a tutti è sembrato fosse attraversata da una luce che creava un arcobaleno.

L’affido di Ettore è andato avanti per molti anni, anche con difficoltà e momenti di incomprensione, ma quando era necessario ricercarne il senso, tutti andavano con la mente al giorno dell’arcobaleno.


 

“Di molte emozioni posso essere orgoglioso, ma ce n’è una in particolare di cui vado fiero. Si tratta delle cicatrici che ho nel cuore. Le ho colorate così bene che adesso sembrano un arcobaleno”.
Orazio

 

Online la seconda Storia del Mese di ottobre!

Storia del mese di ottobre: IMPARARE A VOLARE 

I protagonisti della storia
Famiglia naturale: papà Vincenzo 42 anni, mamma Mariella 41 anni e sorella Valentina 18 anni.
Minore in affido: Matteo 13 anni.
Famiglia affidataria: Stefano 40 anni e Iolanda 38 anni.
Le reti: il centro diurno, la terapeuta e la scuola.


Matteo ha 13 anni e da quattro anni è in affido da Stefano e Iolanda in un piccolo paese di una Valle
bergamasca.
Prima di arrivare da loro ha trascorso, con la sorella Valentina, quasi tre anni in una Comunità Alloggio
per minori.
Matteo in comunità ci stava bene…nonostante tutto….É un ragazzino intelligente, ma che non è in
grado di gestire gli impulsi e le emozioni. Quello che gli va di fare lo fa senza troppo pensare, cerca sempre di mettersi in mostra e di attirare l’attenzione.
“Sai che so volare?”
“Volare?!…se cadi dal tetto più che volare ti farai male”.
Quasi subito Stefano e Iolanda gli hanno messo in mano le chiavi di casa…è stato un momento
bello e denso di significati….Matteo non ha mai posseduto le chiavi di casa…e nemmeno una
casa…è fiducia, ma…é anche paura.
Matteo frequenta la Scuola Secondaria di primo grado, ma per lui la scuola è un mondo spesso
incomprensibile.
Stare fermo in classe? Fare i compiti? Non se ne parla proprio.
Ogni giorno Stefano e Iolanda vengono fermati all’uscita dalla scuola dall’insegnante di turno che
racconta loro ciò che Matteo ha combinato.
Faticano a fargli fare i compiti e a volte sono costretti a cedere…o si ingaggia una dura lotta o si
deve cedere…e spesso é meglio cedere prima che la discussione prenda una brutta piega.
Il papà di Matteo non lavora e non riesce a trovare un’occupazione stabile, mentre la mamma Mariella
fa piccoli lavori saltuari. Ci vuole ancora tempo prima che possano essere in grado di prendersi
cura di Matteo.
Stefano e Iolanda hanno attraversato in passato e a volte attraversano anche oggi momenti difficili
con Matteo…” Non so se riusciremo ad andare avanti nel progetto di affido “.
Anche per Matteo non è affatto semplice…” Voglio parlare con l’Assistente Sociale, voglio andare
via da qua, voglio tornare in Comunità “.
Ma poi ogni giorno é una scoperta, un’avventura: è fermarsi, guardare la strada percorsa e scegliere
di andare avanti, é fidarsi delle persone che stanno facendo questo viaggio con noi, è continuare
ad avere paura, é frequentare il Centro Diurno e capire che è importante fare alcune cose fuori
casa perché il clima in famiglia possa essere sereno, é ascoltare il Terapeuta che incontra Matteo
che ci svela il significato di alcuni suoi gesti.


IMPARARE DAL VENTO (Tiromancino)
Vorrei imparare dal vento a respirare, dalla pioggia a cadere, dalla corrente a portare le cose dove
non vogliono andare e avere la pazienza delle onde di andare e venire, ricominciare a fluire.
Un aereo passa veloce e io mi fermo a pensare a tutti quelli che partono, scappano o sono sospesi
per giorni, mesi, anni in cui ti senti come uno che si è perso tra obbiettivi ogni volta più grandi.
Succede perché,in un instante tutto il resto diventa invisibile, privo di senso e irraggiungibile per
me, succede perché fingo che va sempre tutto bene ma non lo penso in fondo.
Torneremo ad avere più tempo, e a camminare per le strade che abbiamo scelto, che a volte fanno
male, per avere la pazienza delle onde di andare e venire, e non riesci a capire .
Succede perchè, in un instante tutto il resto diventa invisibile, privo di senso e irraggiungibile per
me, succede anche se il vento porta tutto via con se, vivendo e ricominciare a fluire….

Online la Storia del Mese di ottobre!

Storia del mese di ottobre: TIENIMI PER MANO
I protagonisti della storia*
Famiglia naturale: Maria, mamma single, 44 anni
Minore in affido: Francesco, 11 anni
Famiglia affidataria: Lorenzo (42 anni) e Rossella (43 anni)
Le reti: la scuola, la terapeuta, l’oratorio.

*I nomi sono stati modificati per rispetto alla privacy


Francesco, dopo aver trascorso circa un anno in una Comunità di Pronto Intervento mamme
e bambini con la propria mamma e, successivamente, un periodo in una Comunità per
minori, incontra Lorenzo e Rossella, una coppia che, dopo aver ascoltato la sua storia,
pensa di poterlo accogliere.
Francesco ha sofferto molto quando la sua mamma una mattina se n’é andata dalla
Comunità dopo averlo accompagnato, come ogni giorno alla Scuola Materna…
Per molto tempo Francesco ha faticato a fidarsi degli adulti e ad affidarsi a loro, ma ora
secondo il parere degli esperti, è pronto a fidarsi nuovamente e ha tanto bisogno di
qualcuno che si occupi di lui in modo esclusivo.
Quando Francesco conosce Rossella e Lorenzo, cerca subito il contatto e la vicinanza con
Lorenzo…del resto una mamma lui ce l’ha…è un papà che gli manca.
Per tanto tempo ha mantenuto le distanze da Rossella con cui sembrava essere sempre
arrabbiato e, con una sofferenza più grande dei suoi primi 5 anni di vita, un giorno l’ha
anche picchiata mentre lei continuava a tenerlo stretto fra le sue braccia a contenere la sua
disperazione…
No, Rossella non si è mai spaventata e ha saputo rispettare i tempi di Francesco. Ha atteso
che lui riuscisse a fidarsi e si lasciasse prendere per mano.
” Ma mi vuoi bene? ” chiedeva di continuo … e chiede anche oggi … senza dirlo ad alta
voce.
“Ci sei tu, vero, Rossella a prendermi oggi?” E nei suoi occhi azzurri che scrutavano la folla
di genitori, accalcati all’uscita dalla scuola, si poteva leggere un’angoscia lontana, ma
ancora viva e presente, fino a quando il suo sguardo non incontrava quello di Rossella in
cui trovava pace.
Da quel giorno sono trascorsi 5 anni.
Francesco incontra la mamma Maria una volta al mese in uno spazio protetto. La sua
mamma si sta facendo accompagnare dai Servizi Sociali e, dopo la fatica iniziale ad
accettare il progetto di affido di Francesco, ora si confronta con gli affidatari e li ringrazia
con sincerità per quanto stanno facendo. Magari avesse avuto anche lei qualcuno capace di
prenderla per mano…
Francesco sente che ora i suoi mondi non sono più così distanti fra loro e si possono persino
parlare… Può stare bene e raccontarsi quando è con la mamma Maria e quando é con
Lorenzo e Rossella, senza sentirsi spaccato in più parti.
Francesco è … Francesco. Un bambino vivace, forse a volte un po’ troppo.
Lorenzo dice che ” sembra un martello pneumatico e non la smette fino a che tu non lo
guardi…”.
Con i pari non sempre è facile stare, a scuola fatica a mantenere la concentrazione e spesso
viene isolato dai compagni perché dispettoso. È difficile per lui comprendere…
Nei rapporti tra la famiglia affidataria e la scuola, é fondamentale la presenza della
Terapeuta di Francesco che porta sempre il punto di vista del bambino a partire dalla sua
storia e dai suoi bisogni e aiuta gli insegnanti a leggere Francesco oltre gli apprendimenti e
i comportamenti agitati.
All’ Oratorio ci sono il Don Gigi, Lorenzo e Rossella e alcuni educatori che con il tempo
hanno conosciuto Francesco, hanno saputo cogliere le sue fragilità e valorizzare i suoi punti
di forza …insomma, gli vogliono bene.
C’è ancora tanta strada da fare perché Francesco possa essere sereno e affrontare le proprie
paure ma….ora si lascia prendere la mano.. anzi… è lui che la cerca.


Tienimi per mano…
portami dove il tempo non esiste…
Tienimi per mano…
nei giorni in cui mi sento disorientato
cantami la canzone delle stelle
dolce cantilena di voci respirate…
Tienimi la mano,
e stringila forte
Tienimi per mano e non lasciarmi andare…
mai…
-Herman Hesse