Famiglia

SPETTACOLO TEATRALE “SCATOLE NON PACCHI!” NUVOLERA 25 NOVEMBRE 2018 ALLE 17

SPETTACOLO TEATRALE “SCATOLE NON PACCHI!” – A NUVOLERA 25 NOVEMBRE 2018 ALLE 17

Domenica 25/11/2018 alle ore 17 presso l’oratorio di Nuvolera (BS) andrà in scena uno spettacolo teatrale dedicato all’affido familiare.

Lo spettacolo è realizzato e interpretato da una compagnia teatrale di attori non professionisti, i Genitori-Attori della Rete Familiare “Vivere con la porta aperta” provenienti dalla Alta Valle Seriana (BG). Si tratta infatti di famiglie e genitori  affidatari che raccontano in modo “leggero”, alternativo, semplice ed ironico le storie dei ragazzi che hanno avuto in affido presso di loro.

Lo spettacolo è aperto a tutti, anche a bambini (anche in affido), consigliato dai 10 anni in su.

Nella speranza che questa iniziativa possa incontrare l’interesse di molti, vi aspettiamo domenica per parlare di affido in un modo nuovo e suggestivo!

Non mancate!!

Scarica QUI la locandina e condividi con i tuoi contatti! Aiutaci a diffondere l’iniziativa! Grazie

 

UNA NUOVA TESTIMONIANZA DI VIAGGIO: LA LETTERA DI CAMILLA, DA EX AFFIDATA RACCONTA LA SUA ESPERIENZA DI CRESCITA

UNA NUOVA STORIA: LA LETTERA DI CAMILLA

I protagonisti della storia:

  • Camilla, in affido dai 15 ai 18 anni;
  • La famiglia affidataria;
  • La rete di supporto: l’assistente sociale, la psicologa del servizio.

Sono Camilla, ho 19 anni e da ormai 5 anni vivo l’esperienza di stare con una famiglia affidataria.
La mia esperienza avrebbe dovuto concludersi all’età dei 18 anni, poiché secondo la prassi esistente, permane l’idea che da un mese all’altro, al compimento della maggiore età, una ragazza emotivamente instabile ed insicura si trasformi miracolosamente in una ragazza equilibrata e capace di gestire le proprie emozioni e sbalzi emotivi, presenti in un adolescente in difficoltà, senza nessuna idea di cosa e di come sarà il suo prossimo futuro.
Ho deciso così di rimanere nella famiglia che mi ha accolto a 15 anni ed ha seguito, parallelamente a me, un percorso di crescita, presa di consapevolezza e di lavoro interiore, che abbiamo scelto di intraprendere ormai da 4 anni circa, accompagnati da una grandiosa e paziente psicologa.

Il passaggio da una famiglia all’altra, l’ho da sempre vissuto come un qualcosa di assolutamente naturale e da cui poterne trarre solo che beneficio, anche se non ne ero pienamente conscia al momento della fatidica scelta. Ho colto così la meravigliosa occasione che mi stavano dando, sicura di fare la cosa giusta, anche se ripensandoci la sensazione è quella di essermi semplicemente “fidata” di chi in quel momento, assistente sociale e altri, si stava occupando della nostra realtà familiare.
Comprendo la grande difficoltà dei miei genitori nel chiedere aiuto, nel “lasciare andare” la loro figlia in un’altra famiglia. Capisco la loro paura di veder scemare la relazione con me, di essere rimpiazzati da altri genitori, o peggio ancora, di non potersi sentire più utili o di non poter più contribuire alla mia crescita in quanto figlia.
Sono convinta e credo ardentemente che però, questa loro umiltà di ammettere di avere un momento di crisi nel quale io non vivevo serena, come avrei dovuto, e di affidare quindi la crescita ad altre persone, sia stata la loro più grande forza, che ammiro e stimo.

La vera “figata” in tutto ciò è che 2 volte all’anno circa, ci si ritrova tutti insieme, famiglia affidataria e famiglia naturale, a parlare del nostro percorso, insieme alla psicologa, e a rivedere o ricordare gli obiettivi concreti e misurabili di questa scelta, poiché purtroppo è molto facile ricadere in meccanismi auto-sabotatori legati a bisogni e paure mai affrontate.

Gioco di squadra, collaborazione e tanto amore…
Queste sono le parole con cui sento di voler concludere questa lettera che parla della mia lunga, faticosa, ma meravigliosa avventura.



“Non sapremo mai l’amore dei nostri genitori fino a che non diventiamo genitori.”
Henry Ward Beecher

Mostra “Cantiere Affido: Costruiamo Famiglie Accoglienti” dal 27 agosto al 15 settembre presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Brescia

Il CFA – Coordinamento delle Famiglie Affidatarie invita tutti all’inaugurazione della mostra “Cantiere Affido: Costruiamo Famiglie Accoglienti” che si terrà il 6 settembre alle 17 presso la sede dell’ Università Cattolica del Sacro Cuore – sede di Brescia in via Trieste 17.
La mostra sarà visibile dal 27 agosto fino al 15 settembre collocata nel Corridoio Montini della sede centrale con libero accesso da via Trieste 17.

In mostra le opere degli studenti che hanno partecipato alla I e II edizione del Concorso Cantiere Affido.
Vi aspettiamo! 😊

“Chi nel cammino della vita ha acceso anche soltanto una fiaccola nell’ora buia di qualcuno non è vissuto invano.”

Locandina Mostra Cantiere Affido

Progetto “E se diventi farfalla”

Nell’ambito del Progetto Nazionale “E se diventi farfalla”, dedicato ad incrementare l’offerta culturale per la fascia d’età 0-6, Fondazione PInAC offre il seguente laboratorio alle famiglie affidatarie del territorio.

Titolo del percorso: “In rilievo, le Storie di Esopo… “
Durante il laboratorio si esploreranno le favole di Esopo

A cura di: Pietro Maccioni

Manipolando la morbida argilla e scoprendo la magia del gesso si narreranno le storie degli animali incontrati.
Dopo aver letto insieme alcune delle favole di Esopo, si creerà un racconto per immagini che sarà tradotto in volumi usando la tecnica dell’impressione su argilla. Si useranno oggetti trovati, materiali raccolti o di uso comune da imprimere nell’argilla per creare figure e personaggi.
Ogni famiglia realizzerà più scene a bassorilievo nell’argilla, attraverso il calco in gesso delle forme impresse si otterrà uno speculare positivo della composizione creata.

Età: adulti con bambini dai 4 ai 6 anni
Durata: 2 ore
Numero massimo partecipanti: 25

Date:

– Sabato 6 ottobre, dalle 15.30 alle 17.30
– Sabato 20 ottobre, dalle 15.30 alle 17.30
– Sabato 17 novembre, dalle 15.30 alle 17.30

Info e iscrizioni: le iscrizioni devono pervenire all’indirizzo mail massimiliano.vitali@pinac.it entro il 22 settembre 2018. Per ogni famiglia devono essere indicati nella mail di iscrizione: data prescelta; nomi ed età dei bambini partecipanti; mail e numero di telefono di riferimento.

Il percorso potrà essere documentato tramite fotografie e brevi video, pertanto alle famiglie iscritte verrà consegnata una liberatoria per acconsentire o non acconsentire le riprese.

Video – Testimonianza di viaggio da “Storie di Bene” programma di Teletutto

Guarda il Video dal programma “Storie di Bene”  

condotto da Clara Camplani

Storie di Bene, il racconto dei protagonisti che hanno donato o ricevuto bene, perché fare del bene fa bene.


Dal noto programma di Teletutto “Storie di Bene”, puntata dedicata all’affido e all’accoglienza.

Testimonianza realizzata in collaborazione con il Coordinamento Famiglie Affidatarie – CFA

 

I protagonisti della storia:Icona testimonianze

Minore in affido: Andrea 10 anni;
Famiglia affidataria: Domenica, Pietro ed Emanuele figlio naturale;
La rete di supporto: l’associazione, i gruppi di autoaiuto, i servizi sociali, la comunità.

 

 


Ho sempre pensato che non v’è nessuna felicità maggiore di quella della famiglia. 

Dostoevskij

Online una nuova testimonianza di viaggio! La storia di gennaio

Storia del mese di gennaio: Natale a casa Tabarello

I protagonisti della storia:

Famiglia naturale: la mamma Emy, ragazza del Ghana, giunta in Italia ospite di una famiglia di parenti;
Minore in affido: Paolo, nato quando Emy aveva 16 anni;
Famiglia affidataria: Maria, vedova di 60 anni, che convive con la propria madre, Esterina, di 83 anni;
La rete di supporto: i servizi sociali, le famiglie solidali.


Mi presento, sono Maria Tabarello. Ho fatto tante esperienze di affido quando era ancora vivo mio marito ed anche dopo, ma in occasione del Natale voglio raccontare la storia di Emy, di Paolo, di un affido particolare, di mia mamma e del suo ultimo anno di vita.

I genitori di Emy, quando lei ha compiuto 14 anni l’hanno inviata in Italia, da parenti, sperando di darle un futuro migliore.

Lei mi ha raccontato che invece si é sentita sempre trattata come una serva, da questi parenti.

Quando è rimasta incinta di un suo connazionale più grande di lei, la famiglia che la ospitava l’ha cacciata di casa, ed Emy ha cominciato a girovagare; la polizia di Milano, dove era andata per cercare il padre di Paolo, l’ha trovata per strada ed inserita in una comunità per madri con bambini.

Lì ha partorito ed è rimasta fino a che Paolo non ha avuto quasi un anno, ma si sentiva troppo isolata, stretta nelle regole e nel non poter uscire.

L’assistente sociale con cui collaboro da tanti anni mi ha chiesto se volevo provare a fare un affido diverso, occupandomi di una mamma col suo bambino.

Ho pensato “perché no?” certo, la fatica sarebbe stata doppia, un’adolescente da aiutare a fare la mamma, un bambino piccolo… Pero’ sono un’ottimista, ed ho pensato che una ragazza che deve occuparsi di un bambino avrebbe avuto meno grilli per la testa delle sue coetanee e con un bambino piccolo, da sola, non ce l’avrei fatta, ma Paolo aveva la sua mamma …

Ne ho parlato con mia madre, che in quegli anni cominciava ad essere meno autonoma. Lei era abituata alle mie esperienze di affido, pero’ mi ha fatto qualche obiezione sul fatto che fossero stranieri.

Emy si è dimostrata una brava mamma, anche se inesperta, ma il rapporto con lei è stato difficile all’inizio.

Solo col tempo, aiutate dall’assistente sociale, abbiamo superato tante difficoltà: io ho capito che lei aveva paura di essere di nuovo ospitata solo per fare la serva, Emy ha capito che se voleva stare in una famiglia e non in una comunità, doveva cercare anche lei di “creare un clima familiare”.

Paolo invece ha subito rallegrato tutti, simpatico, sereno, sempre sorridente.

Dopo la maggiore età Emy è andata a vivere col padre di Paolo, lontano da dove abito, ha avuto altri 2 bambini, mi chiama sempre per avere consigli, sono l’unico punto di riferimento che ha in Italia, e quando può viene a trovarmi.

Quando se ne sono andati abbiamo sofferto tanto, io e mia mamma, ma sapevamo che era giusto così.

Nel primo Natale in cui non erano con noi, ma che sono venuti a trovarci, nell’ultimo anno di vita di mia mamma, lei mi ha detto: “non pensavo, alla mia età, di affezionarmi così tanto ad un bambino di colore”

Ecco Paolo è stato il Gesù bambino dell’ultimo Natale di Esterina, a cui aveva allietato e intenerito la vecchiaia.

Io ho chiesto in seguito all’assistente sociale di propormi di nuovo qualche esperienza di affido di madri con bambini, perché ho capito di essere adatta a questo tipo di esperienza, da cui ho ricevuto molto.


 

“Tre cose ci  sono rimaste del Paradiso: le stelle, i fiori ed i bambini.”

Dante

Online la storia del mese di dicembre

Storia del mese di dicembre: APPARTENERSI

I protagonisti della storia:

Famiglia Naturale: mamma Irene 37 anni e papà Giacomo 42 separati
Minori in affido: Luca 7 anni e Paola 6 anni
Famiglie affidatarie: Marco e Adriana e figli (famiglia di Luca)
Massimo e Donatella e figli (famiglia di Paola)
Rete: Servizi sociali, educatrice, colleghi, scuola, territorio


Ciao, sono Irene, ho 37 anni e due figli in affido di 7 e 6 anni. Sono andati in affido molto presto, avevano poco più e poco meno di un anno. Era luglio del 2010, un lunedì. Ricordo molto bene quel giorno, ho fatto perfino una foto.
Il tempo era bello, ma non per me, io e Luca eravamo tristi: eravamo in comunità e aspettavamo l’arrivo degli affidatari. Io sapevo che il giorno dopo sarei dovuta andare in una casa famiglia per mamme con bambini…a me però li avevano appena tolti.

Son stati anni difficili, non avevo una famiglia, non avevo un lavoro, non avevo una casa. Vedevo i miei bambini in incontri protetti prima una volta al mese e con il tempo siamo arrivati a una volta a settimana, a volte anche in presenza del loro papà.
In questi anni sono cambiata tanto, ho lavorato tanto su di me, ho fatto degli sbagli ma sono riuscita a migliorare. Per un periodo ho addirittura vissuto per strada, sui treni. Poi nel 2011 ho conosciuto il nuovo servizio sociale e mi è stata data una nuova possibilità; i servizi hanno visto e riconosciuto i miei sforzi e hanno avuto fiducia in me.

Oggi ho una casa e un lavoro e posso incontrare i miei bambini tutte le settimane, a volte anche senza l’educatrice. Qualche volta sono venuti a casa mia, ed è stato magico. Oggi i bambini sono più legati a me, penso che questo sia dovuto al fatto che mi hanno permesso di stare di più con loro così Luca e Paola mi hanno conosciuta meglio ed io sto imparando cosa vuol dire occuparsi di loro.
A settembre ho chiesto di poterli accompagnare a scuola per il loro primo giorno, e me lo hanno accordato!!! E’ stato emozionante!!! Quando sono arrivata a casa a prenderli è stato come rinascere. Non avevo mai visto dove abitassero e dove fossero cresciuti fino a quel momento.
Sono uscita di casa all’alba, con la paura di perdere il treno. Mi sentivo con le ali.
Luca non sapeva nulla, e quando sono arrivata mi si è lanciato nelle braccia.
Con Adriana, la sua affidataria, è stato bello, mi son sentita accolta e come se fossi a casa mia. Ma è davvero così, perché lì c’è un pezzo della mia vita. Poi sono andata a scuola e c’erano tutti i compagni e le maestre, e Luca mi ha fatto conoscere tutti, anche le maestre. Adriana mi ha detto che se volevo potevo andare a prenderlo all’uscita alle 12.30, e nel frattempo sono stata con lei. Mi ha raccontato di Luca, dal primo giorno che era da loro, ho pranzato con loro. C’era una bella atmosfera. Luca ha voluto farmi vedere tutta la casa, e poi abbiamo guardato un cartone animato… mi si è accoccolato addosso… è stato meglio che fare 13!!
Quando sono andata via ero triste, ma non potevo far vedere nulla; un po’ ho rivissuto il distacco di quel giorno in comunità.
Anche con Paola è stato bello… non sapeva che andassi e quando mi ha vista mi guardava ma sembrava non capire. Siamo andati a scuola e le maestre ci hanno aperto la porta e io l’ho accompagnata fino in classe: ho visto il suo banco e ora posso immaginarmi dove sta lei tutto il giorno.

Mi sento rinata, sono tranquilla perché ho visto che i miei bambini sono comunque legati a me e so che stanno bene.
Ora so che le cose possono cambiare. Quel lunedì di luglio credevo che li avrei persi per sempre. Invece nel tempo mi sono accorta che li ho ritrovati, e li sento sempre più legati a me. Le due famiglie che sembrava me li stessero strappando invece hanno fatto la loro parte per rendermi importante agli occhi di miei figli, e io ho scoperto che quelle famiglie sono anche mie.


 

“Ci sono due lasciti inesauribili che dobbiamo sperare di trasmettere ai nostri figli: le radici e le ali.”
H.Carter

 

Online la prima storia del mese di novembre!

Storia del mese di novembre: Testa e cuore

I protagonisti della storia
Famiglia naturale: genitori africani, papà sposato e 4 figli, mamma con un figlio
Ragazzo in affido: Erik 20 anni
Famiglia affidataria: Sergio artigiano, Lidia casalinga, 3 figli (31, 27,24 anni)
Le reti: La scuola, l’associazione sportiva, la banda del paese


Ci raccontano la loro esperienza Sergio e Lidia:
<Siamo a Malpensa e arriva Erik.
E’ rientrato da Londra dove vive e lavora da circa un anno.
“Voglio andare a Londra, trovare un lavoro e provare a farcela da solo”
“Mi raccomando: testa e cuore”.
Il giovane che ci viene incontro, emozionato e felice, ci conferma che ce l’ha fatta!
Rivederlo ci ha fatto pensare alla prima volta che l’abbiamo incontrato…
“Un bambino di due anni, solo per sei mesi” ce la potevamo fare, ma i sei mesi sono diventati anni!
Era un po’spaesato, ma ha dimostrato una capacità di adattamento incredibile. Anche i nostri figli si sono affezionati a lui pur difendendo il proprio territorio con sane litigate.
“Scollati, sei un francobollo!”
In effetti era abbastanza colloso, specie col minore dei nostri figli.
Col passare degli anni la sua esuberanza ci ha messo a dura prova, specie a scuola dove il suo vocione e la sua stazza si notavano subito.
“Perché richiamano sempre me?”
“E’ un simpaticone, ma non sta fermo e quanto parla!”
Di positivo il buon carattere, socievole anche troppo. L’impegno messo nell’imparare a suonare il clarinetto nella Banda e nel giocare nella squadra di basket ci facevano scoprire un Erik diverso, più maturo e consapevole delle sue capacità. L’adolescenza è stata faticosa: amicizie che non ci piacevano troppo, il timore che facesse scelte discutibili solo per essere accettato dal gruppo, gestione “allegra” della paghetta mensile, la sua camera: un disastro, le nostre raccomandazioni semplicemente ignorate.
In tutti questi anni i suoi genitori sono stati presenti alla loro maniera, con la loro cultura ed educazione così diverse dalle nostre e difficili da comprendere. Erik per anni ha sognato una casa dove poter vivere con i suoi, solo da poco si è reso conto dell’incompatibilità di carattere di mamma e papà.

Speriamo e crediamo che userà “testa e cuore”, soprattutto il suo buon cuore; noi comunque ci saremo.>



Proverbio africano

“Per educare un bambino non basta un intero villaggio”

Presentazione del progetto sull’affido sulla pagina Facebook Affido Brescia

Oggi vi presentiamo brevemente il progetto Affido:
Il Forum Terzo Settore, Brescia, insieme ad altri 13 enti e associazioni pubbliche e private, ha da poco avviato con il contributo di Fondazione Cariplo,
un progetto triennale, volto a promuovere una nuova cultura della solidarietà familiare e dell’accoglienza, favorire il sorgere di reti di sostegno e di forme di affido “leggero”, valorizzare le diverse risorse famigliari, contribuire a prevenire l’allontanamento dei minori dalle famiglie di origine…continua a leggere il post sulla nostra pagina fb

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