affidatari

UNA NUOVA TESTIMONIANZA DI VIAGGIO: LA LETTERA DI CAMILLA, DA EX AFFIDATA RACCONTA LA SUA ESPERIENZA DI CRESCITA

UNA NUOVA STORIA: LA LETTERA DI CAMILLA

I protagonisti della storia:

  • Camilla, in affido dai 15 ai 18 anni;
  • La famiglia affidataria;
  • La rete di supporto: l’assistente sociale, la psicologa del servizio.

Sono Camilla, ho 19 anni e da ormai 5 anni vivo l’esperienza di stare con una famiglia affidataria.
La mia esperienza avrebbe dovuto concludersi all’età dei 18 anni, poiché secondo la prassi esistente, permane l’idea che da un mese all’altro, al compimento della maggiore età, una ragazza emotivamente instabile ed insicura si trasformi miracolosamente in una ragazza equilibrata e capace di gestire le proprie emozioni e sbalzi emotivi, presenti in un adolescente in difficoltà, senza nessuna idea di cosa e di come sarà il suo prossimo futuro.
Ho deciso così di rimanere nella famiglia che mi ha accolto a 15 anni ed ha seguito, parallelamente a me, un percorso di crescita, presa di consapevolezza e di lavoro interiore, che abbiamo scelto di intraprendere ormai da 4 anni circa, accompagnati da una grandiosa e paziente psicologa.

Il passaggio da una famiglia all’altra, l’ho da sempre vissuto come un qualcosa di assolutamente naturale e da cui poterne trarre solo che beneficio, anche se non ne ero pienamente conscia al momento della fatidica scelta. Ho colto così la meravigliosa occasione che mi stavano dando, sicura di fare la cosa giusta, anche se ripensandoci la sensazione è quella di essermi semplicemente “fidata” di chi in quel momento, assistente sociale e altri, si stava occupando della nostra realtà familiare.
Comprendo la grande difficoltà dei miei genitori nel chiedere aiuto, nel “lasciare andare” la loro figlia in un’altra famiglia. Capisco la loro paura di veder scemare la relazione con me, di essere rimpiazzati da altri genitori, o peggio ancora, di non potersi sentire più utili o di non poter più contribuire alla mia crescita in quanto figlia.
Sono convinta e credo ardentemente che però, questa loro umiltà di ammettere di avere un momento di crisi nel quale io non vivevo serena, come avrei dovuto, e di affidare quindi la crescita ad altre persone, sia stata la loro più grande forza, che ammiro e stimo.

La vera “figata” in tutto ciò è che 2 volte all’anno circa, ci si ritrova tutti insieme, famiglia affidataria e famiglia naturale, a parlare del nostro percorso, insieme alla psicologa, e a rivedere o ricordare gli obiettivi concreti e misurabili di questa scelta, poiché purtroppo è molto facile ricadere in meccanismi auto-sabotatori legati a bisogni e paure mai affrontate.

Gioco di squadra, collaborazione e tanto amore…
Queste sono le parole con cui sento di voler concludere questa lettera che parla della mia lunga, faticosa, ma meravigliosa avventura.



“Non sapremo mai l’amore dei nostri genitori fino a che non diventiamo genitori.”
Henry Ward Beecher

Mostra “Cantiere Affido: Costruiamo Famiglie Accoglienti” dal 27 agosto al 15 settembre presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Brescia

Il CFA – Coordinamento delle Famiglie Affidatarie invita tutti all’inaugurazione della mostra “Cantiere Affido: Costruiamo Famiglie Accoglienti” che si terrà il 6 settembre alle 17 presso la sede dell’ Università Cattolica del Sacro Cuore – sede di Brescia in via Trieste 17.
La mostra sarà visibile dal 27 agosto fino al 15 settembre collocata nel Corridoio Montini della sede centrale con libero accesso da via Trieste 17.

In mostra le opere degli studenti che hanno partecipato alla I e II edizione del Concorso Cantiere Affido.
Vi aspettiamo! 😊

“Chi nel cammino della vita ha acceso anche soltanto una fiaccola nell’ora buia di qualcuno non è vissuto invano.”

Locandina Mostra Cantiere Affido

Alla ricerca di un primo raccolto: Primo Corso sull’Affido e l’Accoglienza familiare – COMUNITA’ MONTANA VALLE SABBIA

Il Servizio Affido di Valle Sabbia (i 27 comuni erogano il servizio in forma associata) è parte del più logo affido vallesabbiasolidaleampio servizio Minori e Famiglie della Comunità Montana (si compone di altre due aree oltre all’affido: Prevenzione e Tutela Minori).

Il servizio completo è affidato all’Azienda Speciale Valle Sabbia Solidale che opera in convenzione con la Cooperativa Area Onlus che offre la figura psicologica per alcune ore, al momento finalizzate alle valutazioni dei potenziali affidatari.

Il Servizio Affido, voluto principalmente dagli operatori, lavora sulla base di  un progetto “Una Famiglia che ci tiene”, stilato dall’azienda in base alle risorse a disposizione, e ad oggi si occupa di svolgere:

  • Azioni di sensibilizzazione e promozione sul territorio
  • Accoglienza e prima informazione/orientamento
  • Formazione degli aspiranti affidatari
  • Valutazioni di potenziali affidatari/famiglie di appoggio
  • Accompagnamento degli affidi in collaborazione con l’équipe Tutela Minori o il servizio Prevenzione nelle varie forme che assumono i progetti.
  • Collaborazione con gli operatori del CePAF di Brescia che si occupa del neonato gruppo affidatari.

Il Servizio Affido è stato inaugurato ad aprile 2016, con un evento di testimonianza tenutosi a Vobarno in collaborazione con l’Associazione Aibi, ben conosciuta nella zona centrale della valle anche per altri progetti attivi in favore di minori e famiglie.  Successivamente si sono susseguiti, tra la primavera 2016 e l’autunno-inverno successivi, degli incontri con quasi tutte le scuole della valle, di presentazione del nuovo servizio coinvolgendo gli assistenti sociali dei comuni interessati. Similmente l’operatore del servizio Affido ha incontrato le diverse parrocchie del territorio. Una prima pubblicità con volantini e locandine ha divulgato l’esistenza del servizio, sono stati spesso utilizzati i notiziari comunali locali, al fine di rendere delle testimonianze in forma scritta e incuriosire rispetto alla tematica. Tutto ciò ha favorito un primo passa parola, tanto che, seppur timidamente, sono giunti i primi cittadini incuriositi dal servizio.

Fino a quel momento però l’interesse dei potenziali affidatari sembrava rivolgersi preferibilmente alle esperienza di accoglienza familiare, le persone apparivano timorose rispetto all’impegno che un affido a tempo pieno può comportare.


Contestualmente, grazie anche al ciclo di incontri sull’autoformazione degli operatori promossa e realizzata grazie al progetto Affido Brescia il territorio valsabbino, ha cominciato a pianificare e costruire il proprio corso di formazione per affidatari, grazie alla condivisione con i colleghi delle modalità formative utilizzate dai partner di progetti nei loro enti.

Nella primavera del 2017 gli operatori volontari del Centro Promozione Affido di Brescia Ce.P.Af hanno proposto una collaborazione e così è stato attivato un gruppo di auto-mutuo-aiuto per affidatari a cui hanno partecipato come relatori/testimoni dei membri del Ce.P.Af, in qualità di futuri facilitatori del gruppo.

Il programma del corso è stato così articolato:

  • I SERATA- “Diventare affidatari? Si, no, forse, perché!
  • II SERATA – “mi presti la tua famiglia?” – I bisogni dei minori “affidati/accolti”
  • III SERATA – “No no, non vedi doppio! Ho due famiglie!” – La famiglia di origine e la famiglia affidataria, tra punti di forza e fatiche.
  • IV SERATA – “In nome della legge” – diritti e doveri degli diversi protagonisti, i ruoli degli attori

Il corso è stato strutturato in un ciclo di 4 serate, di circa due ore ciascuna ed ha coinvolto ben 34 persone.

I numeri sono variati tra la prima e la seconda serata (da 29 a 34) e si è deciso di accettare anche nuovi iscritti in corsa, inventando strategie per aiutare a recuperare i contenuti . Le prime tre serate, ovvero quelle che puntavano a riflettere sulla motivazione all’affido e presentare i bisogni dei minori e delle famiglie (affidatarie e di origine), sono state gestite con metodi attivi di diverso tipo, sfidando le dimensioni del gruppo. Ognuna di questi momenti ha accolto testimoni, storie di vita, l’operatore si è posto più come facilitatore e moderatore, eventualmente chiarificatore di alcuni concetti tecnici che emergevano. Il gruppo ha risposto in modo molto positivo, mostrando generosità nella partecipazione, nella continuità e nel volersi esporre, un segnale forte di interesse si può leggere nell’aumento dei partecipanti, soprattutto nella seconda serata sono comparsi anche i mariti/compagni di alcune donne che si erano iscritte singolarmente.

ACQUA, SOLE, UN PO’ DI CONCIME E UN PO’ DI SANO SUDORE – I punti di forzaprivato sociale

  • Il corso di formazione è stato un evento culmine di tante piccole azioni che lo hanno preceduto, nel tentativo di diffondere interesse/curiosità. La metafora del “terreno fertile” non è casuale, si è cercato proprio di gettare pillole di “concime”, utile a non far cadere nel vuoto la pubblicità. Sicuramente ha avuto la fortuna di essere il primo e unico evento di questo tipo in valle Sabbia, ma questa era anche una grande scommessa.
  • Lo strumento che ha permesso la vera diffusione e pubblicizzazione dell’iniziativa è stato il passaparola e l’uso delle chat/social network, oltre al sostegno alla promozione ricevuto dal nostro progetto provinciale.
  • Fondamentale è stato arricchire il corso con la presenza di testimoni del territorio (es. una coppia che ha tutorato il gruppo nelle serate e che sperimenta l’affido sotto le sue mille forme), come coinvolgere gli operatori volontari del Centro Promozione Affidi di Brescia Ce.P.Af, che stanno facilitando da fine maggio 2017 il Gruppo Affidatari della valle.
  • Grazie ai riscontri finali raccolti è emerso il desiderio dei partecipanti di “trovarsi ancora, al fine di continuare la formazione, è evidente che chi muove dei passi su questo terreno, sente la necessità di stare insieme e di fare rete.
  • Questa attività non è stata pensata come il macro evento informativo degli anni passati, ma appunto come un traguardo di piccoli passi. La Valle Sabbia, anche per la sua conformazione geografica e il tessuto sociale, non è il luogo dei grandi eventi. È un territorio che funziona “appena fuori dalla porta”, che si muove lentamente, anche con parecchie battute di arresto, dove è importante dare “continuità” alle persone: “Affido” significa accoglienza e sostegno fin dal primo momento tra chi si incontra, per cui è assicurare continuità tra chi organizza la formazione e chi segue i percorsi di approfondimento e di accompagnamento è un elemento importante.Affido a tempo parziale
  • Serve mantenere l’attenzione sul tema, anche riproponendo azioni già svolte e inventandone nuove per rispondere ai bisogni elevati in valle di risorse familiari per affidi diurni di varia natura e prossimità familiare.
  • Tra gli obiettivi per l’immediato futuro c’è quello di coinvolgere alcune zone della valle, in particolare in Alta e altissima valle: il territorio più sguarnito di proposte per minori e famiglie, oltre a voler dedicare più energie all’incontro con realtà che rappresentano un cuore pulsante in termine di partecipazione (es. associazioni).

Siamo solo all’inizio..il progetto Affido in Valle Sabbia continua…

SAVE THE DATE! SEGNA IN AGENDA 23 MARZO 2018 – CONVEGNO “LA TUA FAMIGLIA, PIU’ GRANDE”

Convegno “La tua famiglia, più grande. Affido e accoglienza di minori nel sistema di welfare. Attualità, criticità e prospettive”

La tua famiglia, più grande. Affido e accoglienza di minori nel sistema di welfare. Attualità, criticità e prospettiveè il titolo del Convegno finale del Progetto triennale “Promuovere e sostenere reti per l’affido sul territorio della provincia di Brescia”, promosso dal Forum Provinciale del Terzo Settore di Brescia insieme a 13 enti partner del pubblico e del privato sociale e realizzato grazie al contributo di Fondazione Cariplo.

Il convegno è organizzato da Forum Provinciale del Terzo Settore di Brescia in collaborazione con Università Cattolica del Sacro Cuore – sede di Brescia e i partner di progetto. Sarà un momento utile non solo per presentare l’esperienza e i risultati del progetto, ma anche per discutere dell’attualità e delle prospettive future del “sistema affido” anche alla luce delle evoluzioni ed esperienze che si stanno sviluppando in Italia.

L’appuntamento è per Venerdì 23/03/2018 dalle 8h30 alle 13h00 presso l’Aula Magna dell’Università Cattolica del Sacro Cuore in Via Trieste,17 – Brescia

 

In considerazione del numero elevato di adesioni,

le iscrizioni al Convegno sono chiuse

Per info scrivete a: info@affidobrescia.eu

Scarica la brochure QUI

NON MANCATE – VI ASPETTIAMO !!

 

E’ stato richiesto l’accreditamento per il rilascio di crediti formativi all’Ordine degli Assistenti Sociali CROAS Lombardia e ad AssoCounseling

Al termine sarà offerto ai presenti un rinfresco

 

Prendimi in affetto: un progetto che si arricchisce

PrendimiInAffetto-Logo

Tra i partner del nostro progetto ci sono soggetti sia pubblici che del privato sociale come il progetto @PRENDIMI IN AFFETTO nato all’interno delle Comunità per Minori gestite dalle Suore Poverelle dell’Istituto Palazzolo.

Il progetto “Prendimi in affetto”  diffonde e cura la pratica dell’affido attraverso la sensibilizzazione e l’accompagnamento di quelle famiglie o single che si rendono disponibili ad intraprendere l’esperienza dell’affido. Il preciso intento di questo progetto è quello di ridurre al minimo i tempi di permanenza dei minori nelle comunità, di offrire loro l’opportunità di godere di un’esperienza familiare positiva ed adeguata e di rispondere al diritto fondamentale di ogni bambino di avere una famiglia.

L’equipe del progetto “Prendimi in affetto” svolge quotidianamente la sua attività per:

  1. Promuovere e sensibilizzare sui temi dell’affido e raccogliere la disponibilità di quanti sono interessati
  2. Incontrare le famiglie disponibili per un primo momento di conoscenza e valutazione delle motivazioni che spingono alla scelta dell’affido
  3. Riconoscere le famiglie più idonee e inserirle nel percorso formativo
  4. Valutare, al termine del percorso formativo, la concreta disponibilità della famiglia all’accoglienza di un minore
  5. Presentare le famiglie disponibili ai Servizi Sociali, in caso di richiesta di avvio di un progetto di affido da parte degli stessi
  6. Stipulare il “contratto” di affido tra le parti in causa (Servizio Sociale, Ente a cui il minore è affidato, operatore referente del progetto “Prendimi in affetto”, famiglia d’origine e famiglia affidataria)
  7. Affiancare, sostenere ed aiutare le famiglie affidatarie per tutta la durata dell’affido

Grazie al Progetto Affido Brescia e alle sinergie con gli operatori dei servizi sociali le attività sono state potenziate e arricchite moltiplicando i momenti di scambio e condivisione tra famiglie d’origine e affidatarie e con i minori coinvolti nell’affido.

Gli strumenti utilizzati sono stati di diversa forma, dai colloqui formali in presenza dell’equipe, alternati a momenti informali di incontro e scambio, per affrontare insieme la quotidianità dei minori. Anche qui tuttavia il confronto tra le famiglie viene supportato dalla presenza di un operatore che si fa garante del massimo grado di condivisione possibile.

Logo Affido gruppoSempre grazie al progetto Affido Brescia è stato potenziato il lavoro con i minori e, accanto al gruppo di incontro mensile delle famiglie affidatarie, è stato ideato un percorso esperienziale per i figli naturali delle coppie affidatarie e per i minori in affido. L’idea si è sviluppata in 3 fasi:

  • nella prima attraverso un laboratorio creativo sull’affido,
  • nella seconda parte è stato coinvolto un arte-terapeuta,
  • nella terza parte, quella conclusiva, tutti si sono riuniti in un unico grande gruppo con minori e famiglie.

 

 

Per saperne di + sul progetto Prendimi in Affetto e contattare direttamente gli operatori visita la pagina dedicata La rete nel bresciano: progetto Prendimi in affetto

privato sociale

 

 

 

 

 

 

Video – Testimonianza di viaggio da “Storie di Bene” programma di Teletutto

Guarda il Video dal programma “Storie di Bene”  

condotto da Clara Camplani

Storie di Bene, il racconto dei protagonisti che hanno donato o ricevuto bene, perché fare del bene fa bene.


Dal noto programma di Teletutto “Storie di Bene”, puntata dedicata all’affido e all’accoglienza.

Testimonianza realizzata in collaborazione con il Coordinamento Famiglie Affidatarie – CFA

 

I protagonisti della storia:Icona testimonianze

Minore in affido: Andrea 10 anni;
Famiglia affidataria: Domenica, Pietro ed Emanuele figlio naturale;
La rete di supporto: l’associazione, i gruppi di autoaiuto, i servizi sociali, la comunità.

 

 


Ho sempre pensato che non v’è nessuna felicità maggiore di quella della famiglia. 

Dostoevskij

Online una nuova testimonianza di viaggio! La storia di gennaio

Storia del mese di gennaio: Natale a casa Tabarello

I protagonisti della storia:

Famiglia naturale: la mamma Emy, ragazza del Ghana, giunta in Italia ospite di una famiglia di parenti;
Minore in affido: Paolo, nato quando Emy aveva 16 anni;
Famiglia affidataria: Maria, vedova di 60 anni, che convive con la propria madre, Esterina, di 83 anni;
La rete di supporto: i servizi sociali, le famiglie solidali.


Mi presento, sono Maria Tabarello. Ho fatto tante esperienze di affido quando era ancora vivo mio marito ed anche dopo, ma in occasione del Natale voglio raccontare la storia di Emy, di Paolo, di un affido particolare, di mia mamma e del suo ultimo anno di vita.

I genitori di Emy, quando lei ha compiuto 14 anni l’hanno inviata in Italia, da parenti, sperando di darle un futuro migliore.

Lei mi ha raccontato che invece si é sentita sempre trattata come una serva, da questi parenti.

Quando è rimasta incinta di un suo connazionale più grande di lei, la famiglia che la ospitava l’ha cacciata di casa, ed Emy ha cominciato a girovagare; la polizia di Milano, dove era andata per cercare il padre di Paolo, l’ha trovata per strada ed inserita in una comunità per madri con bambini.

Lì ha partorito ed è rimasta fino a che Paolo non ha avuto quasi un anno, ma si sentiva troppo isolata, stretta nelle regole e nel non poter uscire.

L’assistente sociale con cui collaboro da tanti anni mi ha chiesto se volevo provare a fare un affido diverso, occupandomi di una mamma col suo bambino.

Ho pensato “perché no?” certo, la fatica sarebbe stata doppia, un’adolescente da aiutare a fare la mamma, un bambino piccolo… Pero’ sono un’ottimista, ed ho pensato che una ragazza che deve occuparsi di un bambino avrebbe avuto meno grilli per la testa delle sue coetanee e con un bambino piccolo, da sola, non ce l’avrei fatta, ma Paolo aveva la sua mamma …

Ne ho parlato con mia madre, che in quegli anni cominciava ad essere meno autonoma. Lei era abituata alle mie esperienze di affido, pero’ mi ha fatto qualche obiezione sul fatto che fossero stranieri.

Emy si è dimostrata una brava mamma, anche se inesperta, ma il rapporto con lei è stato difficile all’inizio.

Solo col tempo, aiutate dall’assistente sociale, abbiamo superato tante difficoltà: io ho capito che lei aveva paura di essere di nuovo ospitata solo per fare la serva, Emy ha capito che se voleva stare in una famiglia e non in una comunità, doveva cercare anche lei di “creare un clima familiare”.

Paolo invece ha subito rallegrato tutti, simpatico, sereno, sempre sorridente.

Dopo la maggiore età Emy è andata a vivere col padre di Paolo, lontano da dove abito, ha avuto altri 2 bambini, mi chiama sempre per avere consigli, sono l’unico punto di riferimento che ha in Italia, e quando può viene a trovarmi.

Quando se ne sono andati abbiamo sofferto tanto, io e mia mamma, ma sapevamo che era giusto così.

Nel primo Natale in cui non erano con noi, ma che sono venuti a trovarci, nell’ultimo anno di vita di mia mamma, lei mi ha detto: “non pensavo, alla mia età, di affezionarmi così tanto ad un bambino di colore”

Ecco Paolo è stato il Gesù bambino dell’ultimo Natale di Esterina, a cui aveva allietato e intenerito la vecchiaia.

Io ho chiesto in seguito all’assistente sociale di propormi di nuovo qualche esperienza di affido di madri con bambini, perché ho capito di essere adatta a questo tipo di esperienza, da cui ho ricevuto molto.


 

“Tre cose ci  sono rimaste del Paradiso: le stelle, i fiori ed i bambini.”

Dante

Online la storia del mese di dicembre

Storia del mese di dicembre: APPARTENERSI

I protagonisti della storia:

Famiglia Naturale: mamma Irene 37 anni e papà Giacomo 42 separati
Minori in affido: Luca 7 anni e Paola 6 anni
Famiglie affidatarie: Marco e Adriana e figli (famiglia di Luca)
Massimo e Donatella e figli (famiglia di Paola)
Rete: Servizi sociali, educatrice, colleghi, scuola, territorio


Ciao, sono Irene, ho 37 anni e due figli in affido di 7 e 6 anni. Sono andati in affido molto presto, avevano poco più e poco meno di un anno. Era luglio del 2010, un lunedì. Ricordo molto bene quel giorno, ho fatto perfino una foto.
Il tempo era bello, ma non per me, io e Luca eravamo tristi: eravamo in comunità e aspettavamo l’arrivo degli affidatari. Io sapevo che il giorno dopo sarei dovuta andare in una casa famiglia per mamme con bambini…a me però li avevano appena tolti.

Son stati anni difficili, non avevo una famiglia, non avevo un lavoro, non avevo una casa. Vedevo i miei bambini in incontri protetti prima una volta al mese e con il tempo siamo arrivati a una volta a settimana, a volte anche in presenza del loro papà.
In questi anni sono cambiata tanto, ho lavorato tanto su di me, ho fatto degli sbagli ma sono riuscita a migliorare. Per un periodo ho addirittura vissuto per strada, sui treni. Poi nel 2011 ho conosciuto il nuovo servizio sociale e mi è stata data una nuova possibilità; i servizi hanno visto e riconosciuto i miei sforzi e hanno avuto fiducia in me.

Oggi ho una casa e un lavoro e posso incontrare i miei bambini tutte le settimane, a volte anche senza l’educatrice. Qualche volta sono venuti a casa mia, ed è stato magico. Oggi i bambini sono più legati a me, penso che questo sia dovuto al fatto che mi hanno permesso di stare di più con loro così Luca e Paola mi hanno conosciuta meglio ed io sto imparando cosa vuol dire occuparsi di loro.
A settembre ho chiesto di poterli accompagnare a scuola per il loro primo giorno, e me lo hanno accordato!!! E’ stato emozionante!!! Quando sono arrivata a casa a prenderli è stato come rinascere. Non avevo mai visto dove abitassero e dove fossero cresciuti fino a quel momento.
Sono uscita di casa all’alba, con la paura di perdere il treno. Mi sentivo con le ali.
Luca non sapeva nulla, e quando sono arrivata mi si è lanciato nelle braccia.
Con Adriana, la sua affidataria, è stato bello, mi son sentita accolta e come se fossi a casa mia. Ma è davvero così, perché lì c’è un pezzo della mia vita. Poi sono andata a scuola e c’erano tutti i compagni e le maestre, e Luca mi ha fatto conoscere tutti, anche le maestre. Adriana mi ha detto che se volevo potevo andare a prenderlo all’uscita alle 12.30, e nel frattempo sono stata con lei. Mi ha raccontato di Luca, dal primo giorno che era da loro, ho pranzato con loro. C’era una bella atmosfera. Luca ha voluto farmi vedere tutta la casa, e poi abbiamo guardato un cartone animato… mi si è accoccolato addosso… è stato meglio che fare 13!!
Quando sono andata via ero triste, ma non potevo far vedere nulla; un po’ ho rivissuto il distacco di quel giorno in comunità.
Anche con Paola è stato bello… non sapeva che andassi e quando mi ha vista mi guardava ma sembrava non capire. Siamo andati a scuola e le maestre ci hanno aperto la porta e io l’ho accompagnata fino in classe: ho visto il suo banco e ora posso immaginarmi dove sta lei tutto il giorno.

Mi sento rinata, sono tranquilla perché ho visto che i miei bambini sono comunque legati a me e so che stanno bene.
Ora so che le cose possono cambiare. Quel lunedì di luglio credevo che li avrei persi per sempre. Invece nel tempo mi sono accorta che li ho ritrovati, e li sento sempre più legati a me. Le due famiglie che sembrava me li stessero strappando invece hanno fatto la loro parte per rendermi importante agli occhi di miei figli, e io ho scoperto che quelle famiglie sono anche mie.


 

“Ci sono due lasciti inesauribili che dobbiamo sperare di trasmettere ai nostri figli: le radici e le ali.”
H.Carter